Islam in Europa: incontro Ccee a Scutari. Don Pacini (teologo), esperienza religiosa e spirituale “chiave fondamentale” del dialogo tra cristiani e musulmani

(da Scutari) L’esperienza religiosa e spirituale come “chiave fondamentale” del dialogo tra cristiani e musulmani e come risposta anzi come “antidoto” ad un mondo che tende a contrapporre le appartenenze a fedi e culture diverse. È questo “uno degli esiti importanti” – dice al Sir don Andrea Pacini, della Facoltà teologica dell’Italia Settentrionale – emersi al 5° incontro dei delegati nazionali delle Conferenze episcopali in Europa per i rapporti con i musulmani che si è svolto a Scutari. L’incontro, che si conclude oggi a Tirana con la visita al santuario Bektashi a Kruja, ha avuto come obiettivo quello di “guardare all’islam non solo come un insieme di norme comportamentali, ma come una religione, con una sua spiritualità, una sua religiosità e una sua riflessione teologica”.

Sono stati aiutati a farlo grazie alla partecipazione dell’Imam sunnita Lauren Luli, vice presidente della Comunità musulmana in Albania e di Sua Grazia (Haxhi) Baba Edmond Brahimaj Kryegjyshi, leader della comunità Bektashi. Molto apprezzato l’intervento di mons. Claude Rault, vescovo emerito di Laghouat Ghardaïa (Algeria), che ha presentato la sua esperienza di dialogo interreligioso tra cristiani e musulmani basata sulla spiritualità. Ha partecipato all’incontro anche Loreta Aliko, presidente del Comitato statale delle Fedi.
“Uno degli esiti importanti di questo seminario – spiega don Pacini – è la conferma che lo sviluppo attento e progressivo del dialogo della esperienza religiosa tra cristiani e musulmani è una chiave fondamentale per poter progredire nelle altre dimensioni del dialogo, quello teologico, culturale e della cooperazione. È nei percorsi che si riusciranno ad attuare ad ogni livello nel dialogo della esperienza spirituale che davvero ci potrà essere un incontro profondo tra credenti e una vera radice di rinnovata armonia religiosa che si possa esprimere ai livelli sociali, culturali e giuridici che costituiscono altrettante sfere importanti su cui la convergenza tra cristiani e musulmani deve esprimersi per l’armonia delle nostra società”. L’incontro nella spiritualità e lo scambio delle esperienza religiose – dice don Pacini – è una “risposta” alle contrapposizioni che si preferiscono fare oggi tra seguaci di diverse religioni e culture. “Ma direi di più”, aggiunge. “È un antidoto al pensare, anche all’interno delle comunità religiose, al dialogo come una strategia di carattere culturale o politico o sociale. Se davvero vogliamo costruire come credenti forme di società comuni che corrispondono agli imperativi di pace, di rifiuto della violenza, di costruzione attiva del bene, della solidarietà, della equità, della libertà, non possiamo fare a meno di un radicamento rinnovato di quella che è la dimensione spirituale che poi è ciò che di proprio le religioni hanno. Che cosa hanno le religioni se non l‘imperativo della vita interiore in cui si vive il rapporto con Dio per poi esprimerlo nella dimensione della storia”.

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