Giovani e Internet: Rosina (demografo), “molto comune imbattersi in messaggi verbalmente violenti, con contenuto d’odio e denigrazione”

“I dati della ricerca mostrano come sia diventato molto comune imbattersi in messaggi verbalmente violenti, con contenuto d’odio e denigrazione. Per la grande maggioranza degli intervistati tale fenomeno rispecchia anche le tensioni nella società reale, oltre ad essere legato alla ‘maleducazione’ delle singole persone”. Lo afferma il demografo Alessandro Rosina, coordinatore del Rapporto Giovani, commentando i dati di un approfondimento sulla violenza verbale in rete condotto tra i giovani italiani, francesi, inglesi, spagnoli e tedeschi. “I Millennials intervistati sembrano in larga misura consapevoli delle ferite e del danno provocato, ma non tutti ne sono pienamente convinti”, prosegue Rosina, sottolineando che “emerge un’ampia esigenza di un codice di comunicazione che aiuti a esprimersi ma anche a non cadere nella trappola dell’ostilità come reazione verso chi accusa o aggredisce verbalmente, migliorando le competenze linguistiche e mediali degli utenti, soprattutto quelli in condizioni di maggiore fragilità”. “Nel complesso il fattore Internet sembra non assolvere, non concedere moratorie e non alleggerire – in quanto ‘meramente virtuale’ – il fenomeno dell’hate speech, di cui si riconoscono le conseguenze reali e gravi sulle persone che ne sono vittime”, rileva Fabio Introini, che ha curato la specifica ricerca per il Rapporto Giovani con Cristina Pasqualini. “Rispetto alle percentuali, non elevate ma comunque significative, di chi riconosce che l’hate speech è una forma della comunicazione on line e non una espressione di reali sentimenti (in Italia il 19,1%) possiamo dire che potrebbe trattarsi di una fascia di rispondenti particolarmente riflessiva e capace di muoversi con competenza tra i diversi linguaggi della media culture. Dall’altro ci fa dire, proprio in conseguenza di ciò, che non tutti gli utenti della rete, giovani compresi, siano in grado di possedere queste stesse competenze”.

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