Giornata del malato: don Angelelli (Cei) su “Vita Pastorale”, “un rischio serio inserire la cura della salute nell’ambito del mercato”

“Dobbiamo imparare a progettare il futuro, in particolare per gli ospedali cattolici che corrono il rischio ‘dell’aziendalismo’, cioè il tentativo di inserire la cura della salute nell’ambito del mercato. È un rischio serio, perché potrebbe portare a scartare i poveri, creando nuove disuguaglianze”. Lo scrive don Massimo Angelelli, direttore dell’Ufficio per la pastorale della salute della Cei, su “Vita Pastorale”, in occasione della Giornata mondiale del malato, che si celebra domenica 11 febbraio. “Non significa che non si debbano gestire in maniera ottimale le risorse disponibili, anzi – spiega – una gestione sempre più attenta e trasparente è necessaria. Ma il discrimine lo farà la finalità. Il nostro obiettivo è la cura integrale della persona, non il profitto economico”. Don Angelelli ricorda, dunque, che bisogna “mantenere il malato al centro del processo di cura, nel rispetto della sua dignità”. Poi, uno sguardo alla recente approvazione della legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento, che creano “in Italia, oggi, uno scenario preoccupante”. Una legge “presentata come una grande conquista di libertà. La libertà deve essere orientata alla costruzione del bene della persona e del bene comune. Non troviamo questi tratti nella legge approvata”. Secondo il direttore dell’Ufficio Cei, la norma presenta è “non un’eutanasia attiva, ma una ‘eutanasia giuridicamente tollerata’”. C’è un altro aspetto molto critico segnalato dal sacerdote: “La legge non prevede l’obiezione di coscienza del medico e della struttura sanitaria”.

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