Fake news: don Maffeis (Cei), “la velocità con cui si confronta il nostro lavoro ci chiede sempre di più in termini di conoscenza e competenza”

“L’ebbrezza della velocità con cui il nostro lavoro si confronta, dove l’impegno è aumentato a causa dei like e delle condivisioni, ci chiede sempre di più in termini di conoscenza, competenza, capacità di leggere ciò che succede”. Lo ha detto questa mattina don Ivan Maffeis, direttore dell’ufficio comunicazioni sociali della Cei, intervenendo a Rossano (Cs) al Seminario “Fake news e giornalisti di pace”, organizzato dall’Ucsi e dall’Ordine dei giornalisti per la Calabria. Analizzando il panorama dell’informazione, don Maffeis ha sottolineato la “personalizzazione della modalità di produzione, fruizione e distribuzione della notizia”, nonché l’attuale “crisi della lettura ci porta a un impoverimento di strumenti”.
“Assistiamo a un moltiplicarsi di tanti esperimenti – ha proseguito – preziosi per sé, ma frammenti di un mosaico che si fa fatica a costruire”. Per il direttore Ucs, con i social “abbiamo trovato un modo seducente di immagini, commenti, notizie, una pubblica piazza in cui tutti trasferiamo qualcosa, anche la nostra sfera più intima. Quello che viviamo è un contesto in cui i contenuti circolano con velocità soprattutto quando c’è un coinvolgimento emotivo”. In questo “ambiente”, “per tanti che usano la rete è difficile riconoscere le fake news e distinguere le notizie anzi si può essere portati a ritenere che tutte le notizie siano uguali”. I social “plasmano la mentalità e le confondono, diffondono intolleranza, erodono la fiducia nelle Istituzioni” – ha detto – ma “se pure non possono essere considerati la causa delle fake news, i like facilitano la propagazione delle notizie”. Per don Maffeis, il segreto per i giornalisti è “custodire la notizia, e custodire è voce del verbo amare”.

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