Giovani: card. Bassetti (Cei), “sono molto spesso lasciati soli”. “Malessere sfocia in rabbia e violenza”

Le giovani generazioni sono “in balia di una società ormai priva di punti di riferimento come la famiglia, l’educazione, il lavoro. I giovani sono molto spesso lasciati soli; persi in quel mondo virtuale che si costruiscono: mondo ingannevole e privo di senso. Il malessere spesso sfocia in rabbia e violenza e le periferie esistenziali sono lo scenario opaco di tanta solitudine”. Lo ha affermato questa mattina il card. Gualtiero Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, nell’omelia pronunciata durante il pontificale che ha presieduto a Catania per la festa di sant’Agata, patrona della città. Il presidente della Cei ha ricordato che “la Chiesa, che si appresta a celebrare un Sinodo per loro, sente come propria la missione di avvicinare il mondo dei giovani, di tanti ragazzi e ragazze, spesso sfuggenti e intristiti”. “La giovane Agata – ha auspicato – ci aiuti a capire questo mondo, a coglierne i desideri e la voglia di vivere, di realizzazione e di appagamento, e le inquietudini dei nostri ragazzi”. Se la prima parte dell’omelia è stata dedicata al tema martirio di Agata – “come di molti cristiani a quel tempo ma, purtroppo, anche oggi” – quella finale è stata incentrata sull’amore: “Amare significa essere disposti a soffrire per le persone che si amano. Ma spesso, questo, questo non viene messo in conto”. “L’amore – ha osservato il cardinale – viene spogliato della croce, rimanendo così un sentimento evanescente e privo di consistenza”. “Ricordare oggi la passione ed il martirio di questa giovane ragazza può significare per tutti noi il voler riscommettere sull’amore in maniera seria: ‘Dio è amore’”, ha proseguito Bassetti, sottolineando che “l’amare rimanda all’essere disponibili all’accoglienza dell’altro fino alla compassione, che è ‘patire insieme’”. “Sarebbe bello che tutte le ‘A’ maiuscole, che in questi giorni campeggiano sui balconi della vostra amata città, idealmente, sventolassero ovunque: ‘A’ come Agata, ‘A’ come Amore”.

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