Migrazioni: don De Stasio (Mci Svizzera), “sono fenomeni strutturali, non transitori e tutt’altro che marginali”

Le Chiese in Europa hanno “maturato la consapevolezza che le migrazioni e la mobilità umana sono fenomeni strutturali, non transitori e tutt’altro che marginali, non solo dal punto di vista numerico ma anche da quello pastorale ed ecclesiologico inerente l’identità stessa della Chiesa”. A dirlo questa mattina il coordinatore nazionale delle Missioni cattoliche italiane in Svizzera, don Carlo De Stasio, nel corso della Consulta nazionale delle migrazioni della Fondazione Migrantes, a Roma. “Il profilo dei fedeli si fa sempre più plurietnico ma le strutture e le modalità pastorali – ha detto il sacerdote – nella maggioranza dei casi, rimangono ancorate a modelli passati e ad un concetto mutuato dalla politica che risulta superato a livello sociologico ed estraneo alla natura stessa della Chiesa: l’integrazione”. Due i pericoli evidenziati da De Stasio, “l’uno speculare all’altro: da un lato, che i cristiani migranti debbano pregare, celebrare e vivere la fede solo tra di loro, per gruppi etnici o linguistici; dall’altro, che siano i cristiani ‘stranieri’ a doversi adeguare al modo di essere Chiesa preesistente”. Secondo De Stasio nei prossimi anni, in Europa, la percentuale dei fedeli cattolici migranti aumenterà significativamente al punto da raggiungere in alcune nazioni oltre il 50 %. La pastorale con i migranti, quindi, “non è una pastorale straordinaria, speciale e provvisoria. È una pastorale ordinaria e specifica attuata dalla Chiesa locale. La presenza di nuove generazioni di italiani in Europa, i frequenti contatti con la madrepatria, le vacanze nei Paesi di origine, la permanenza dei pensionati per diversi mesi in Italia, la facilità degli spostamenti, il numero considerevole di nostri connazionali all’estero, “anima di italianità l’Europa e contribuisce a creare un’Italia fuori dall’Italia. Tutto ciò rende la pastorale con gli italiani all’estero permanente e dinamica. È impensabile affermare che gli italiani all’estero non abbiano più bisogno di una pastorale specifica: ciò li porterebbe ad allontanarsi dalla fede e dalla Chiesa e in alcuni casi ad inserirsi in comunità cristiane non cattoliche o in movimenti non cristiani”. La Chiesa italiana ha una lunga storia di impegno a favore degli italiani emigrati. Attualmente nel mondo sono più di 350 le Missioni cattoliche italiane, con circa 600 tra sacerdoti, religiose e religiosi, laiche e laici presenti in 40 nazioni nei cinque continenti. Nel corso degli anni è stato “compiuto – ha evidenziato il sacerdote – un lungo percorso di inserimento delle missioni nel tessuto ecclesiale delle Chiese che accolgono evitando o correggendo le deviazioni legate ad un certo nazionalismo, ad un eccessivo peso della cultura e della propria patria, a dipendenze pastorali e vincoli con le chiese di partenza”. Concludendo, don De Stasio ha evidenziato il bisogno di una formazione specifica di tutti gli operatori pastorali per acquisire competenze specifiche nell’ambito migratorio. E oggi “servono sacerdoti italiani nelle Missioni cattoliche italiane”.

© Riproduzione Riservata

Quotidiano

Quotidiano - Italiano

Italia