Don Tonino Bello: mons. Galantino, “dai segni del potere al potere dei segni” con la coerenza che “salda le parole con i fatti”

“L’abbandono – vera e propria conversione – dei segni del potere è un importante passo verso un’autentica esperienza di comunione. Non solo nella Chiesa”. Ne è convinto mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, che questa sera è intervenuto, presso la parrocchia Madonna della Pace a Molfetta, alla Settimana teologica diocesana organizzata dalla diocesi di Molfetta–Ruvo–Giovinazzo–Terlizzi sul tema “Don Tonino Bello: vescovo che profuma di Chiesa”. “Sembra perfino banale ricordare come quel ‘Non dobbiamo più avere i segni del potere, ma il potere dei segni’ sia una delle espressioni più fortunate e ricorrenti tra quelle pronunziate da don Tonino”, ricorda il segretario generale della Cei precisando che “quando don Tonino ha pronunziato quelle parole sapeva bene cosa stesse dicendo e quanto queste parole lo impegnassero. Parole che possono germogliare solo sul terreno di una vita segnata da scelte coerenti e concrete. Ecco ciò che dà potere ai segni, ecco ciò che costringe a fermarsi e non passare oltre, indifferenti: la coerenza. Quella di chi prende le distanze dalla retorica a buon mercato, dai luoghi comuni, dal politicamente corretto”. “Le pagine che ci ha lasciato e i gesti compiuti – prosegue Galantino – mi sembrano tutti orientati a questo obiettivo: saldare le parole con i fatti, far diventare il Vangelo mentalità evangelica. Sempre”. “Spendersi per questo – fa notare – porta dritto sulla strada del martirio della fedeltà quotidiana” al quale “va aggiunta la fatica di farsi capire ed accettare”.

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