Don Tonino Bello: mons. Galantino, come Papa Francesco “ha invitato a segni capaci di convertire”

“I segni veri – quelli che coinvolgono senza schiacciare e che incidono senza mortificare, ma anche le parole, quelle destinate ad esercitare un potere, quello giusto – sono frutto di conquista”, afferma mons. Nunzio Galantino, segretario generale della Cei, intervenendo questa sera, presso la parrocchia Madonna della Pace a Molfetta, alla Settimana teologica diocesana organizzata dalla diocesi di Molfetta–Ruvo–Giovinazzo–Terlizzi sul tema “Don Tonino Bello: vescovo che profuma di Chiesa”. Don Tonino, spiega, “è stato un cercatore e un creatore di segni eloquenti sempre nuovi. Quelli che parlano, interpellano e chiamano alla conversione”. Tanti vedono il suo invito “ad abbandonare i segni del potere per porre segni forti ed eloquenti” ripreso ed auspicato “nei gesti e nelle parole di Papa Francesco”, a cominciare dal suo invito “pressante a tenere saldamente unite fede e vita”. Di qui il richiamo a quando il Papa “ha invitato alla ‘conversione pastorale’ la Chiesa italiana” aprendo il Convegno ecclesiale di Firenze, il 10 novembre 2015, e chiedendo di “porre segni concreti e a fare scelte capaci di testimoniare e convertire”. Del bisogno di “segni di conversione che rendono la Chiesa testimone credibile di Cristo”, Francesco ha parlato però solo dopo aver richiamato un imprescindibile punto di partenza, ricorda Galantino: “Fissare lo sguardo su Cristo Gesù”. Don Tonino l’aveva chiamata “consuetudine con Cristo, familiarità con lui”, perché “solo da una solida spiritualità possono nascere segni capaci di trasformare e di sorprendere davvero”. Solo “fissare lo sguardo su Cristo”, precisa il segretario Cei, “permette di trasformare i segni del potere in segni che hanno il potere di dare vita nuova e bella alla nostra esistenza di singoli e di comunità” e ci “mette al riparo dell’essere una qualsiasi Ong, come ci ammonisce il Papa”.

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