Cure palliative: Puchalski (Usa), “necessario integrare cura spirituale. Corpo e anima non possono essere separati”

Eduardo Bruera, Christina Puchalski, Azza Hassan e mons. Vincenzo Paglia

Cura e compassione: questo, spiega al Sir Christina Puchalski, fondatrice di uno dei centri più importanti che si occupano di accompagnamento spirituale nel fine vita presso The George Washington University (Washington D.C. Usa), il mix necessario per migliorare i sistemi di assistenza sanitaria “creando modelli di cura compassionevoli maggiormente incentrati sulla spiritualità in senso più ampio”. “È importante – afferma l’esperta a margine del congresso internazionale sulle cure palliative in corso a Roma di cui è relatrice – integrare la cura spirituale nelle cure palliative perché la cura del corpo non può essere separata da quella dell’anima che fa parte a pieno titolo della cura medica”. “Siamo chiamati – sottolinea – ad amare e a servire chi soffre: per questo compassione e cura sono il mix necessario”. “Spirituality and Health” (spiritualità e salute), modello di cura spirituale interprofessionale, costruito in oltre venti anni di studio, ricerca, formazione, e suffragato da due conferenze di consenso negli Stati Uniti e da una conferenza internazionale a Ginevra (Svizzera) si sta affermando sempre più negli Usa e in diversi paesi del mondo, in particolare nell’ambito dell’assistenza ai pazienti con malattie gravi e croniche, spiega Puchalski. I risultati del programma sono già stati pubblicati nel 2014 sul Journal of Palliative Medicine. Le linee guida, spiega, “prevedono che gli operatori sanitari si occupino delle sofferenze dei loro pazienti – fisiche, psicosociali e spirituali – e in quest’ultimo ambito raccomandano che lavorino con professionisti della cura spirituale come i cappellani”.

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