Cure palliative: Hassan (Qatar), “Islam non ammette eutanasia ma considera ‘molto virtuoso’ il sollievo della sofferenza”

“L’Islam è la religione dominante in Medio Oriente e i musulmani osservanti credono che avere una malattia rappresenti un’opportunità per migliorare il proprio essere musulmano o espiare i propri peccati”, tuttavia “la dottrina islamica incoraggia i musulmani a curarsi, poiché si ritiene che Allah non abbia mandato una malattia, ma piuttosto una cura per essa”. Esordisce così Azza Hassan, del National Center for Cancer Care and Research, Doha (Qatar). A margine del congresso internazionale sulle cure palliative in corso oggi e domani a Roma per iniziativa della Pontificia Accademia per la Vita, Hassan spiega che “l’eutanasia, pratica accettata in Occidente, nei Paesi musulmani non è ammissibile”; è anzi vista “con grande angoscia”, mentre invece si ritiene che “dovrebbe essere fatto ogni sforzo per alleviare la sofferenza”. Anzi, precisa, “l’insegnamento islamico considera molto virtuoso il sollievo della sofferenza” . Secondo l’Islam, prosegue, “gli adulti di entrambi i sessi hanno il pieno diritto di accettare o rifiutare l’intervento medico; nel processo decisionale sono spesso direttamente coinvolti i familiari più stretti: genitori, coniugi e figli più grandi, in ordine decrescente, hanno un potere decisionale maggiore rispetto agli altri membri della famiglia”. In materia di cure palliative, “l’uso di droghe che potrebbero influenzare la coscienza è severamente proibito nell’Islam. Tuttavia, gli oppioidi prescritti dal medico sono generalmente consentiti a causa della loro necessità. Di solito – spiega Hassan -, i pazienti e le famiglie accettano l’uso degli oppioidi per la gestione dei sintomi, a condizione che spieghi chiaramente il motivo del loro uso e i possibili effetti collaterali”.

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