Svizzera: Commissione per la bioetica della Conferenza episcopale, critiche alla bozza di direttiva “Atteggiamenti di fronte al fine vita”

“L’Accademia svizzera delle scienze mediche (Assm) rinuncia a ogni oggettività delle finalità della medicina per sostituirle a un relativismo che mette unilateralmente l’accento sull’autodeterminazione dei pazienti e l’opinione soggettiva del personale medico”. Questa in sostanza la critica che la Commissione per la bioetica della Conferenza episcopale Svizzera muove alla bozza di direttiva Assm “Atteggiamenti di fronte al fine vita e alla morte”, che sostituisce quella del 2004. La soggettività espressa nella direttiva è tanto più criticabile in quanto essa entra di fatto a far parte “del codice deontologico della Federazione dei medici svizzeri e quindi diventa obbligatorio” per i suoi membri. Il “capovolgimento” di prospettiva emerge in particolare rispetto al suicidio assistito: “Invece di sostenere correttamente che ‘il suicidio assistito non fa parte dell’attività medica perché è contrario agli scopi della medicina’, d’ora in poi ogni medico dovrà decidere se, per lui/lei, questa pratica rientri o meno tra gli obiettivi della medicina”. La Commissione di bioetica, si legge ancora, “si oppone fermamente a quest’abbandono dell’etica” da parte del “più alto organo morale che orienta la pratica medica svizzera” e chiede sia mantenuta “la formulazione abituale, coerente con il significato di medicina e rispettosa dei requisiti etici universali”. “Prospettive nuove ed equilibrate” sarebbero invece contenute nel documento rispetto ai temi della sedazione.

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