Corridoi umanitari: appello dall’Etiopia, “governi europei e di tutto il mondo seguano l’esempio italiano”

(da Addis Abeba) – Un appello “ai governi di tutto il mondo, in modo speciale ai Paesi europei, perché seguano l’esempio dell’Italia: la nostra grande speranza è che il programma dei corridoi umanitari sia esteso e rafforzato”: è stato lanciato oggi ad Addis Abeba da Ato Zeynu Jemal, direttore generale dell’agenzia Arra, l’organismo del governo etiopico per i rifugiati, durante la conferenza stampa di presentazione alla stampa locale dei corridoi umanitari della Chiesa italiana, grazie ad un protocollo siglato con lo Stato italiano che prevede di far arrivare per vie legali e sicure 500 persone entro il 2018. I 113 profughi eritrei, sudsudanesi e somali selezionati in quest’ultimo mese da Caritas italiana, Comunità di Sant’Egidio e Gandhi Charity stanno facendo gli ultimi bagagli per partire stanotte con un volo di linea. Arriveranno domattina alle 4.30 a Roma-Fiumicino. L’Etiopia è uno dei Paesi africani che accoglie il più alto numero di rifugiati dai Paesi limitrofi, circa 900.000, la maggioranza vive nei campi profughi alla frontiera e almeno 20.000 nella capitale. Anche il rappresentante dell’ambasciata italiana in Etiopia Pietro Panarello ha auspicato “che questa iniziativa sia imitata ad altri Paesi europei”. David Karp, delegato dell’Unhcr (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati), ha ricordato “la responsabilità della comunità internazionale di prendersi cura dei rifugiati”: “Siamo qui per costruire un ponte umanitario tra l’Italia e l’Etiopia”, ha detto. L’attivista eritrea Alganesh Fessaha, fondatrice dell’Ong Gandhi Charity, ha ringraziato tutti l’aiuto ai suoi connazionali, “perché non cadano nelle mani dei trafficanti di esseri umani”. Daniele Albanese, responsabile dei corridoi umanitari di Caritas italiana, ha sottolineato gli obiettivi principali del programma: “l’integrazione nelle comunità locali e la lotta alla tratta”. In Italia già 3.000 rifugiati sono accolti dalle diocesi italiane, i 113 in partenza oggi saranno destinati a 18 Caritas diocesane. Saranno accompagnati per 5 anni da un monitoraggio condotto dall’Università cattolica di Notre Dame, negli Stati Uniti, che verificherà l’andamento del progetto e l’effettiva integrazione dei rifugiati. Giancarlo Penza, della Comunità di Sant’Egidio, ha puntato il dito contro “una Europa che sta costruendo muri”. “Noi vogliamo costruire ponti – ha sottolineato -. L’Etiopia si sta dimostrando un Paese generoso che fa molto per i rifugiati: può essere un esempio per molti Paesi europei”.​

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