Turchia: mons. Tierrablanca (Istanbul), “il dialogo possibile con la gente semplice, a livello istituzionale cerchiamo interlocutori”

“Nell’incontro con la popolazione turca troviamo un ambiente favorevole. Con la gente semplice si può parlare di dialogo, pur nel rispetto dei fedeli di fede musulmana. Del resto, ciascuno difende la propria professione di fede. A livello istituzionale, invece, posso dire che siamo in ricerca, data la situazione di oggi della Turchia”. Lo dice mons. Rubèn Tierrablanca Gonzalez, vicario apostolico di Istanbul, in un’intervista rilasciata a “Il Popolo”, settimanale della diocesi di Concordia-Pordenone, in cui ricorda anche mons. Luigi Padovese, vicario in Anatolia ucciso lì nel 2010. “L’ho conosciuto a Roma: lui era dottorando, io responsabile degli studenti all’Antonianum. Abbiamo avuto subito un buon dialogo. Era poi stata una gioia averlo in Turchia: io là dal 2003, lui dal 2005. Io vicario apostolico a Istanbul, lui vicario apostolico dell’Anatolia. Non eravamo vicini, ma coglievo l’occasione di portare dei gruppi in pellegrinaggio, ci incontravamo”, ricorda. Tra gli impegni del vescovo italiano rimasti nella sua memoria, “il ruolo importante che ebbe, ad esempio, quando il governo veniva a visitare i vari vicariati. Lui si adoperava con tutta la sua scienza, il suo sapere, il suo modo di fare. Conservo con cura una sua lettera di contenuto paolino, ancora efficace per noi che siamo là oggi”. Infine, parlando della paura legata al terrorismo, il vicario di Istanbul ha aggiunto che “non siamo in un clima di paura per gli attentati. Chi sta in Turchia sa che possono essere sempre possibili, ma non solo lì. Avvengono nel mondo”. E poi ancora: “Voglio rassicurarvi: in 15 anni che sono lì, dal 2003, ho avuto paura 5 giorni”.

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