Esorcisti: mons. Lorefice (Palermo), “chi è vittima dell’azione straordinaria del diavolo dev’essere incluso tra i poveri”

“Gesù, messia e figlio di Dio, è colui che stato mandato a portare la bella notizia ai poveri e i poveri non sono solo persone che vivono un disagio di tipo materiale ed economico. Certamente anche loro, ma i poveri, nel Vangelo, sono quanti sono limitati nell’espressione della loro dignità umana e nell’esercizio della propria libertà. E se c’è una persona che realmente è limitata, che lo è fisicamente, mentalmente, psicologicamente, spiritualmente, che lo è nell’esercizio della sua libertà e della sua dignità, è la persona posseduta dal maligno”. Così mons. Corrado Lorefice, arcivescovo di Palermo, oggi al 14° convegno degli esorcisti di Sicilia, in corso a Palermo. È intervenuto ai lavori organizzati dal Centro Giovanni Paolo II che, per conto della Conferenza episcopale siciliana, si occupa della formazione degli esorcisti, soffermandosi sull’“atteggiamento evangelico che ogni battezzato, ciascuno di noi, deve avere verso quei poveri, che sono le vittime dell’azione straordinaria del diavolo”. “Nel Vangelo, quando si dice dell’annuncio della Parola ai poveri si parla di zoppi, di ciechi, ma anche di persone che sono possedute. Lo abbiamo sentito nelle testimonianze – ha detto mons. Lorefice – che chi è posseduto non appartiene neanche a se stesso, non dispone di se stesso. Chi può essere più povero di così? Per questo, se c’è una categoria che oggi deve essere inclusa in quella dei poveri è proprio questa. E se chi è vittima dell’azione straordinaria del diavolo è un povero, allora è a lui che è rivolta la missione tipica del Cristo e della Chiesa che è appunto l’evangelizzazione dei poveri”. Partendo dalla Parola, l’arcivescovo ha sottolineato che “il Vangelo non è un insieme di dottrine che debbono arrivare nel cervello della gente, ma è supportata da gesti che lo stesso Gesù compie e che ci indica, gesti che realizzano la Parola stessa che è annunciata, che raggiungono la carne dell’uomo. È una parola bella quella di Gesù perché ha il potere di raggiungere e liberare”.

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