Salute mentale: Tura (Fatebenefratelli Brescia), “in riabilitazione umanizzazione cura. Al centro la persona e i suoi bisogni”

“Nel nostro modello stiamo tentando di dare al nostro agire una connotazione che vada nel senso di umanizzazione della cura, mettendo al centro la persona e i suoi bisogni”. Giovan Battista Tura, responsabile area psichiatrica Irccs Fatebenefratelli di Brescia, presenta l’ospedale psichiatrico, che nel 1997, spiega, “ha iniziato l’attività di riabilitazione ospedaliera nell’orizzonte dell’umanizzazione della cura”. Intervenendo al seminario “Tra segregazione e accoglienza: accolti.it. Per un progetto nazionale per l’accoglienza della disabilità psichica”, promosso oggi a Roma dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei e dal Tavolo nazionale per la salute mentale all’interno della prima giornata del XXII Congresso nazionale della Società italiana di psicopatologia (Sopsi), Tura spiega: “Le nostre due missioni sono ricerca e assistenza in due macroaree: malattia mentale e demenze e disturbi cognitivi in malattie degenerative centrali”. Di qui alcuni numeri: 40 posti letto per malattia di Alzheimer, 20 posti per malattie psichiatriche, otto comunità protette per 180 posti ma differenziate. Nel 2017 sono state 628 le persone degenti, 6.727 visite specialistiche, 316 pazienti ammessi nelle comunità psichiatriche. “La riabilitazione orientata alla recovery – afferma lo psichiatra – prevede il diritto alla piena cittadinanza, all’inclusione sociale. Il paradigma si evolve in ottica umanizzante. Per questo serve un approccio integrato (clinico riabilitativo, inclusivo) coinvolgendo il soggetto come protagonista”. Secondo Tura, oggi “occorre interrogarsi sulle criticità: quale il ruolo dei pazienti e dei familiari, quale il paradigma sociale, tenere conto degli esordi della malattia sempre più precoci – anche under 18 anni – di fronte a modelli pensati per adulti, centralità della persona e non del modello, crescenti co-morbilità”. Occorre, infine “coniugare il diritto alla cura con il dovere della cura”.

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