Salute mentale: Elisei (Istituto Serafico Assisi), “dal curare al prendersi cura con compassione, empatia, sostegno emotivo”

“Per noi non esiste la disabilità della persona, esiste la persona”. Esordisce così Sandro Elisei, psichiatra, direttore sanitario dell’Istituto Serafico di Assisi fondato nel 1871, prendendo la parola al seminario “Tra segregazione e accoglienza: accolti.it. Per un progetto nazionale per l’accoglienza della disabilità psichica”, promosso oggi a Roma dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei e dal Tavolo nazionale per la salute mentale istituito presso lo stesso Ufficio. Intervenendo alla sessione dedicata ai centri di riabilitazione di ispirazione cristiana, Elisei spiega che l’istituto dispone di 86 posti letto, di cui 84 convenzionati e due “letti di Francesco” ossia a carico del Serafico, per accogliere persone con disabilità complesse: motorie, cognitive, comunicativo-linguistiche, sensoriali, affettivo-relazionali, ognuna delle quali segue un percorso specifico. “Non dobbiamo confondere l’atteggiamento da avere nei momenti di gestione della crisi (terapie, contenimenti per intervenire sulla sicurezza e ridurre il danno) con quello da mantenere durante il trattamento educativo/riabilitativo”, il monito dello psichiatra che invita ad un approccio “funzionalista”, ossia volto a capire il significato, la “richiesta” che c’è dietro i comportamenti disturbati dei pazienti. Di qui l’invito a stabilire “una nuova dimensione di alleanza terapeutica con la persona disturbata chiedendosi: perché si fa del male? Perché picchia?”. Per Elisei “occorre sviluppare un processo in cui il paziente si senta riconosciuto e possa vivere come desiderabile il cambiamento” ma ciò “implica un cambiamento della relazione: dal curare al prendersi cura con premura, compassione, incoraggiamento, sostegno emotivo”. Questi i ferri del mestiere: sintonia, empatia, relazione, reciprocità, sensibilità, calore.

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