Salute mentale: card. Montenegro, “le disuguaglianze fattori di rischio, la guarigione è possibile coinvolgendo la comunità”

“È sempre più evidente la condizione di fragilità di ogni individuo. La presa di coscienza della propria vulnerabilità conduce a un’ansia opprimente che a volte si trasforma in angoscia. Talvolta si reagisce a questa situazione irrigidendo i rapporti, costruendo torri d’avorio e iniziando conflitti”. Lo ha detto il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento, presidente di Caritas italiana e della Commissione episcopale per il servizio della carità e la salute, nella relazione con cui ha inaugurato questo pomeriggio a Roma il XXII Congresso nazionale della Società italiana di psicopatologia (Sopsi), che ha seguito il seminario “Tra segregazione e accoglienza: accolti.it. Per un progetto nazionale per l’accoglienza della disabilità psichica”, promosso questa mattina dall’Ufficio nazionale per la pastorale della salute della Cei e dal Tavolo nazionale per la salute mentale istituito presso lo stesso Ufficio. “Spesso la crisi delle radici, lo smarrimento e la perdita di riferimenti – ha aggiunto il porporato – portano all’indifferenza e a derive individualistiche, che presto e facilmente possono trasformarsi in distacco dall’altro, che può diventare disprezzo e aggressività”. Secondo il cardinale, le conseguenze della “recessione ancora in atto non solo economica, ma anche giuridica, politica e sociale, attiva, nei singoli e nelle comunità, strategie difensive”. È così che “al sentirsi assediati si risponde con muri, chiusure, rafforzamenti identitari, colpevolizzazioni di intere categorie”. “Le preoccupazioni si trasformano in giudizi sommari che individuano nei ‘diversi’ i colpevoli, coloro che assediano le nostre certezze e le nostre sicurezze economiche. Oggi la risposta alla crisi non è di progetto, ma di chiusura”. Il card. Montenegro ha poi sottolineato come “le disuguaglianze sono spesso connesse con la malattia mentale”. “Fame, indigenza, sovraffollamento abitativo e insolvenza economica costituiscono significativi fattori di rischio per i disturbi mentali comuni”. La guarigione diventa possibile se “nella presa in carico della persona che vive la malattia è coinvolta la comunità in cui essa è inserita”. “I cambiamenti sociali spingono a ritrovare una corretta connessione con l’altro, con la società, con la vita” e “nuove forme di fraternità”, cioè “legami e connessioni”, che “permettono di vivere le differenze come ricchezze”.

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