Mafia: Bindi (Commissione parlamentare), “influisce sui gangli vitali dell’economia, della società e della politica”

“La modernità delle mafie consiste nel fatto che esse si svincolano dalle condizioni storiche che le hanno prodotte e diventano un metodo, il metodo mafioso, che consiste nell’uso della violenza come arricchimento e potere attraverso le relazioni politiche, sociali ed economiche, in qualsiasi epoca”. Lo ha detto, oggi pomeriggio, Rosy Bindi, presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sul fenomeno delle mafie e sulle altre associazioni criminali, anche straniere, presentando la Relazione conclusiva della stessa Commissione, al termine della XVII Legislatura. Il metodo mafioso, ha spiegato, è, dunque, “la capacità della violenza di influire sui gangli vitali dell’economia, della società e della politica, di fare della violenza (agita o minacciata) un ‘instrumentum regni’. Ciò che sembrava una arcaicità (la violenza del potere e il potere della violenza) è diventata parte della modernità”. Per Bindi, “le mafie si trovano a loro agio nel moderno perché la modernità ha inglobato pienamente la forza della violenza come accesso al potere e alla ricchezza. Le mafie sono cambiate, ma la loro identità è sempre legata al raggiungimento di potere e ricchezza attraverso l’accorto uso della violenza”. E questa loro “virtù” è “sempre più usata anche in contesti non tipicamente criminali. Il metodo mafioso ha avuto un successo al di là dei meri confini delinquenziali. Mafia è dunque adattamento della violenza che porta al potere e alla ricchezza alle condizioni storiche mutate”.
Sono quattro “le principali dimensioni di questo fenomeno: progressivo allargamento del raggio d’azione delle mafie in territori diversi da quelli di origine storica; assunzione di profili organizzativi più flessibili, spesso reticolari, con unità dislocate su territori anche lontani e dotate di autonomia decisionale; più accentuata vocazione imprenditoriale espressa nell’economia legale; mutamento nei rapporti intessuti con i contesti sociali e con i territori, dove al generale ridimensionamento dei tratti più esplicitamente connessi all’intimidazione violenta si affianca la promozione di relazioni di collusione e complicità con attori della cosiddetta ‘area grigia’ (imprenditori, professionisti, politici, burocrati e altri)”. Per la presidente della Commissione parlamentare, “emblematico in tal senso è il reinvestimento dei proventi illeciti nell’economia pubblica, dove le mafie prediligono il ricorso sistematico alla corruzione per facilitare l’infiltrazione negli appalti e nei sub-appalti”.

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