Infanzia: Save the Children, “dal 2010 aumentati di quasi il 300% i casi verificati di bambini uccisi e mutilati”

“Dal 2010, i casi verificati dalle Nazioni Unite di bambini uccisi e mutilati è aumentato di quasi il 300%, un incremento particolarmente significativo dovuto anche al fatto che negli ultimi anni i minori sono sempre più diventati un bersaglio intenzionale per infliggere un forte danno emozionale alle comunità o estirpare alla radice le future generazioni appartenenti a un determinato gruppo etnico o religioso”. Lo denuncia il nuovo rapporto di Save the Children “Guerra ai bambini”, lanciato in collaborazione con il Peace Research Institute di Oslo. In particolare, sottolinea il rapporto, “tra il 2005 e il 2016 oltre 73.000 bambini sono stati uccisi o hanno subito mutilazioni nell’ambito di 25 conflitti, con oltre 10.000 casi registrati nel solo 2016”. Ancora: “Quasi 50.000 minori sono stati forzatamente reclutati nei gruppi o nelle forze armate tra il 2005 e il 2016. Bambini e bambine, in alcuni casi con meno di 8 anni di età, costretti a combattere mettendo gravemente a rischio la propria vita, a trasportare pesanti provviste e forniture militari, spesso anche a uccidere o a compiere gravi atti di violenze e, nel caso delle ragazze, a diventare le mogli e le compagne di soldati e combattenti”.
“Stiamo assistendo a un aumento scioccante del numero di bambini cresciuti nelle aree colpite da conflitti e alla loro esposizione a forme di violenza immaginabili. I bambini stanno subendo sofferenze che non dovrebbero mai vivere sulla propria pelle, dagli stupri all’essere utilizzati come kamikaze. Le loro case, scuole e campi da gioco sono diventati veri e propri campi di battaglia. Crimini come questi rappresentano abusi intollerabili e sono una flagrante violazione del diritto internazionale”, ha dichiarato Daniela Fatarella, vice direttore generale di Save the Children Italia. “I leader mondiali devono fare di più per assicurare alla giustizia i responsabili di questi abusi – ha aggiunto -. L’incapacità di proteggere i bambini nei conflitti, infatti, non soltanto ha come conseguenza quella di negare il futuro agli stessi minori, ma anche ai loro Paesi. Occorre fare una scelta decisa. Vogliamo continuare a guardare mentre altri bambini muoiono sui banchi di scuola o nei letti d’ospedale, non ricevono aiuti salvavita e vengono reclutati nei gruppi armati? Oppure decideremo finalmente di affrontare la cultura dell’impunità e mettere fine una volta per tutte alla guerra ai bambini?”.

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