Paolo VI santo: don Maffeis (Istituto Paolo VI), rapporto fede e cultura importante anche per Papa Francesco, ma “con il punto di vista del Sud del mondo”

La riforma liturgica e il rapporto tra fede e cultura. Sono queste, per don Angelo Maffeis, docente presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia settentrionale e presidente dell’Istituto di Paolo VI, due degli aspetti ancora attuali del pontificato di Montini, oltre che due cardini del Concilio Vaticano II ancora da approfondire. “Uno dei tratti più caratteristici del modo in cui Paolo VI ha portato avanti il Concilio – spiega il teologo in un’intervista al Sir – è la riforma liturgica: lo sforzo per rendere la comunità partecipe del mistero celebrato è ancora un compito da realizzare, non basta tradurre i testi liturgici perché la partecipazione sia automatica. L’altro compito in cui occorre ancora esercitarsi è un compito peculiare del pontificato di Paolo VI: entrare in relazione con la cultura, con il mondo della cultura in tutti i suoi aspetti e le sue diverse espressioni. Si tratta di uno dei compiti più urgenti dell’evangelizzazione, al quale la Chiesa non può sottrarsi e che assume forme sempre nuove”. Maffeis spazza via anche alcuni equivoci che derivano da letture superficiali del magistero di Bergoglio, definito “sbilanciato” soltanto sul versante sociale: “Papa Francesco – afferma il presidente dell’Istituto Paolo VI – testimonia continuamente con il suo magistero la necessità della missione culturale della Chiesa, ma lo fa a partire da una cultura non più europea, che assume più evidenza e peso maggiore perché si fa portatrice di punti di vista lontani dalla tradizione da cui è stata segnata fino ad ora la concezione della missione della Chiesa cattolica. Bergoglio porta all’evidenza il punto di vista del Sud del mondo, il cui volto non cessa di mostrare nei suoi viaggi: un rilievo, questo, di grande importanza anche per la missione culturale della Chiesa”.

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