Osservatorio salute: obesità, scarso accesso a servizi e vita più breve in persone con bassi reddito e istruzione

Oltre alle disuguaglianze territoriali, anche il livello di istruzione e di condizioni sociali incide sulla speranza di vita. Lo afferma il focus dell’Osservatorio nazionale della salute nelle regioni italiane dell’Università Cattolica, diffuso oggi. In Italia, un cittadino può sperare di vivere 77 anni se ha un livello di istruzione basso e 82 anni se possiede almeno una laurea; tra le donne il divario è minore, ma pur sempre significativo: 83 anni per le meno istruite, circa 86 per le laureate. Anche le condizioni di salute, legate alla presenza di cronicità, denunciano sensibili differenze sociali, nella classe di età 25-44 anni la prevalenza di persone con almeno una cronica grave è pari al 5,8% tra coloro che hanno un titolo di studio basso e al 3,2% tra i laureati. I fattori economici e culturali influenzano direttamente gli stili di vita e condizionano la salute delle future generazioni. Un tipico esempio è rappresentato dall’obesità, uno dei più importanti fattori di rischio per la salute futura, che interessa il 14,5% delle persone con titolo di studio basso e solo il 6% dei più istruiti. Anche considerando il livello di reddito gli squilibri sono evidenti: l’obesità affligge il 12,5% del quinto più povero della popolazione e il 9% di quello più ricco. Alle disuguaglianze di salute si affiancano quelle di accesso all’assistenza sanitaria pubblica: rinunce alle cure o prestazioni sanitarie a causa della distanza delle strutture, delle lunghe file d’attesa e dell’impossibilità di pagare il ticket. Nella classe di età 45-64 anni le rinunce ad almeno una prestazione sanitaria è pari al 12% tra coloro che hanno completato la scuole dell’obbligo e al 7% tra i laureati. La rinuncia per motivi economici tra persone con livello di studio basso è pari al 69%, mentre tra i laureati è del 34%.

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