Matrimonio: Istituto Giovanni Paolo II, tavola rotonda su amore, relazione e famiglia

Amore, relazione e famiglia: questi i temi al centro della tavola rotonda svoltasi quest’oggi, nell’ambito del seminario di studio “Fedeltà e fiducia”, promosso dal Pontificio istituto Giovanni Paolo II (12-16 febbraio). Il presidente mons. Pierangelo Sequeri ha esordito notando come la parola “amore” sia “diventata cristianamente quasi impronunciabile, senza le dovute precisazioni, nel nostro universo culturale”, perché la si confonde con narcisismo, con egoismo, con la perdita del riferimento a Dio, con l’incapacità di relazioni stabili, sincere, di condivisione e partecipazione. Il cattolicesimo dovrebbe riscoprire il vero senso dell’’agape’”. “Agape non è un amore speciale, è la specialità dell’amore – ha spiegato –. Abita l’Assoluto di Dio, e conduce ogni affezione alla sua giustizia. L’amore, nella sua prima insorgenza, non è la semplice fusione con l’altro”. Amore è “il superamento della fantasia di autorealizzazione” per guardare a Dio. “L’amore di Dio è fedele e affidabile: la sua accoglienza nella fede ci separa dalla delirante volontà di potenza e ci introduce nella radicale sapienza della generazione”. Cathérine Ternynck (Dipartimento di Etica, Università Cattolica di Lille – Francia), ha analizzato la “fragilità” dell’amore, come si esprime nell’attuale crisi della famiglia. Non solo a causa dell’alto numero di divorzi tra le coppie sposate (mentre mancano, ha osservato, analisi sulle separazioni tra coppie di conviventi) ma a causa del significato di tale esperienza: “l’idea cioè che tutto sia possibile, che si viva all’insegna della libertà totale” dimenticando ad esempio i doveri sociali verso i figli, la loro educazione, il loro futuro. E così “ci rifiutiamo di riconoscere i danni provocati dalla separazione dei genitori”. “L’amore è certamente un sentimento fragile – ha concluso Ternynck – però ha alla sua base una storia comune e non può che rinascere. Invitiamo le persone a riamarsi di nuovo, a non accettare come inevitabile una rottura, pensando che quanto abbiamo donato resterà tale e sarà possibile riamarsi”. Il tema della “relazionalità” è stato approfondito da Pierpaolo Donati, del Dipartimento di Scienze politiche e sociali dell’Università degli Studi di Bologna. “L’umano – ha detto – è diventato un immenso campo di battaglia e nella cultura post-moderna, il matrimonio diventa un legame inautentico se visto come esigenza della società, mentre è esaltato come pura relazione affettiva fra individui che cercano solo gratificazioni reciproche. Il lavoro è visto come alienante se implica dei vincoli che non nascano dalla creatività del soggetto”. È pertanto indispensabile “il significato delle relazioni e la famiglia come luogo di relazione”.

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