Afghanistan: p. Scalese (Kabul), “preghiamo per la nazione, ma la comunità cattolica si assottiglia”

“Ci auguriamo una Quaresima ricca di frutti spirituali. Preghiamo perché l’Afghanistan possa ritrovare un po’ di tranquillità e riprendere il suo cammino di crescita umana, politica, sociale ed economica”: è quanto dichiarato a Fides padre Giovanni Scalese, prete barnabita titolare della Missio sui iuris dell’Afghanistan. Le parole di speranza del sacerdote arrivano proprio nel giorno in cui “Umana”, la missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, ha pubblicato il suo report annuale che riporta cifre impressionanti: solo nel 2017 le vittime civili nel paese asiatico sono state 10.453 (di cui 3.438 uccise e 7.015 ferite). La responsabilità è da attribuire soprattutto ad azioni terroristiche dei talebani (che hanno provocato il 42% delle vittime) e a quelle dell’Isis (10%). Padre Scalese, che vive la sua missione all’interno dell’Ambasciata italiana a Kabul, ha dato inizio al tempo di Quaresima con la celebrazione del mercoledì delle Ceneri: “C’era una discreta presenza di fedeli, soprattutto considerato il momento”. Nelle settimane scorse, infatti, la terra afghana è stata dilaniata da un susseguirsi di attentati: tra gli altri quello dello scorso 20 gennaio, quando quattro uomini armati, uno dei quali kamikaze, hanno assaltato l’hotel Intercontinental a Kabul, facendo 43 vittime. “In questi giorni la situazione sembra più tranquilla. Ma non ci facciamo illusioni: abbiamo imparato che questi periodi di pace apparente possono servire a preparare il prossimo attentato”, osserva il barnabita. “Nei prossimi giorni una delle suore, al termine del suo servizio, tornerà nel suo Paese, il Pakistan. La comunità continua ad assottigliarsi. Speriamo nell’arrivo di qualche altro membro. È chiaro che i problemi di sicurezza hanno portato molti a lasciare l’Afghanistan. I pochi rimasti sono spesso impossibilitati o per lo meno scoraggiati a raggiungere la chiesa per la messa festiva, ma chi lo fa dimostra una fede e un coraggio ammirevoli”, conclude il sacerdote. La presenza cattolica nella capitale Kabul è garantita, oltre che dal Barnabita, anche dalle suore di Madre Teresa di Calcutta e dall’Associazione intercongregazionale “Pro Bambini di Kabul”.

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