Dat: Ugci, “vigilare su concreta applicazione legge in giurisprudenza, vita, prassi sanitaria”. No a “lettura eutanasica”

L’invito a “tutti i giuristi, e non solo ai giuristi cattolici”, a “vigilare con estrema attenzione” su come la legge sulle Disposizioni anticipate di trattamento (Dat) “troverà concreta applicazione nella giurisprudenza, nonché nella vita e nella prassi sanitaria del nostro Paese, affinché forzando il testo della legge, non siano illegittimamente incentivate o perseguite pratiche che violino il supremo rispetto che si deve alla dignità della persona, soprattutto se malata”. A rivolgerlo è in un comunicato il Consiglio centrale dell’Unione giuristi cattolici italiani (Ugci) sottolineando che “in merito al preteso carattere eutanasico della legge o comunque ad una sua apertura all’eutanasia”, il Consiglio centrale rileva che “la nuova normativa traduce sul piano legislativo le indicazioni dell’art. 32 Cost. (e proprio per questa ragione alcuni commentatori hanno insistito nel rilevare la sua inutilità ordinamentale)”. Inoltre, il Consiglio evidenzia che alcune prescrizioni della legge 219/2017 compaiono già nel Codice di deontologia medica e sarebbero già “diritto vivente” a seguito di “numerose, ancorché problematiche, pronunce giurisprudenziali”. Ad ogni modo, “la pretesa di dare alla legge una lettura eutanasica è arbitraria e contraria allo spirito della stessa”. L’Unione, conclude il comunicato, “si impegna pertanto a seguire da vicino tutte le pratiche sociali che verranno modellate sul testo della nuova legge, per valutarle in quella prospettiva di giustizia, che è compito dell’Ugci tutelare e promuovere”.

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