Teologia: Istituto Giovanni Paolo II, il 15 febbraio conferenza pubblica su “fedeltà e fiducia”

Due appuntamenti su fedeltà e fiducia. A promuoverli è il Pontificio istituto Giovanni Paolo II. Al centro della riflessione – spiega mons. Pierangelo Sequeri, preside dell’Istituto – “abbiamo posto un tema di grande rilievo che attraversa il dibattito ecclesiale degli ultimi cinque secoli: la fedeltà. Dio è fedele nella promessa di salvezza; il singolo soggetto umano non lo è affatto”. L’iniziativa si pone in continuità con la riflessione ecclesiale, radicandosi nella cultura odierna, e seguendo due piste. La prima si svolge dal 12 al 16 febbraio con l’approfondimento teologico per gli iscritti al seminario (65 tra studenti di teologia, filosofia, operatori pastorali) sulla certezza della vicinanza di Dio che apre alla salvezza individuale. Il secondo momento è la conferenza pubblica di giovedì prossimo, 15 febbraio, alle 17 nell’Auditorium dell’Istituto. Dal punto di vista teologico, mons. Pierangelo Sequeri affronterà il tema “Affezione e atto di fede: conoscenza e amore”. Il secondo passaggio, “Fede e fiducia nel legame sociale”, sarà trattato da Pierpaolo Donati (Dipartimento di Scienze politiche e sociali, Università degli Studi di Bologna). Il terzo pilastro portante – il rapporto interpersonale e familiare – dal titolo “La coniugalità, l’impegno e la promessa” verrà trattato da Cathérine Ternynck (Dipartimento di Etica, Università Cattolica di Lille – Francia). “Fedeltà e fiducia – prosegue Sequeri – sono due atteggiamenti interiori e due figure di relazione umana che rivestono un profilo etico e un rilievo sociale di prima grandezza. La cultura della fedeltà e della fiducia si trova oggi a dover fronteggiare una problematica relativamente nuova, indotta dalla pressione di un ethos civile che incoraggia una visione critica: chi si fida è considerato un ingenuo. Accade perché la complessità della vita civile e la vulnerabilità dei rapporti individuali sono enormemente cresciute, rendendo cauti nei confronti delle promesse di affidamento e di reciprocità in tutti i settori: nel lavoro, nei rapporti interpersonali, perfino nella vita in famiglia. Ed anche perché una incalzante sollecitazione all’ottimizzazione della cura di sé e alla competizione per l’auto-realizzazione ad ogni costo, invita a considerare con sospetto impegni relazionali che vincolano alla stabilità di una promessa e alla reciprocità della fiducia”.

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