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Siria: mons. Khazen (Aleppo), “si stanno dividendo le vesti del nostro Paese”

“Si stanno dividendo le ‘vesti’ del nostro Paese. Abbiamo paura di una spartizione della Siria. È giusto che per interessi economici e politici un intero popolo debba soffrire così?”. È la denuncia di mons. Georges Abou Khazen, francescano della Custodia di Terra Santa e vicario apostolico di Aleppo, che al Sir fa il punto della guerra siriana che sta per entrare nel suo ottavo anno. “Qui è di nuovo l’inferno. Piovono bombe e la povera popolazione siriana non smette mai di soffrire. Perché tutto questo? Quando finirà?”, si chiede il vicario apostolico. “Ogni volta che rinasce un briciolo di speranza ecco che questo viene sepolto di nuovo dalle bombe. Ogni volta che si compiono timidi passi in avanti per la ripresa di negoziati ecco che ci ricacciano indietro. Perché?”. La tragedia siriana non conosce fine. Daesh? “Sembra essere stato sconfitto ma non è così – risponde mons. Khazen -. Daesh è una sorta di cavallo di Troia per le potenze coinvolte nella guerra. Serve loro per spostare il conflitto da un punto all’altro della Siria, a seconda delle convenienze. Ma non c’è solo Daesh, nel campo di battaglia siriano. Ci sono Al Nusra e tanti altri gruppi affiliati teleguidati da tutte le potenze, regionali e internazionali, coinvolte in questo conflitto per procura. Li assoldano, li addestrano e li armano: questo è il maggiore ostacolo al dialogo tra le parti siriane”. Intanto si contano ancora morti e feriti nel Ghouta orientale, a Damasco, Idlib e Afrin è una tragedia immane. Qui secondo l’Unicef sono stati uccisi, nel solo mese di gennaio, 60 bambini e molti altri sono stati feriti durante i combattimenti in corso. “Siamo addolorati – prosegue mons. Khazen -. La gente soffre e si chiede cosa accadrà. Ci sono migliaia di famiglie, donne, anziani intrappolate dalle bombe delle parti in lotta. Sono queste persone la parte più debole della popolazione. Ma soprattutto ci sono migliaia di bambini malnutriti, abbandonati, orfani, che vagano soli che hanno bisogno di ogni forma di assistenza materiale e morale”. Piccoli che diventano preda delle fazioni armate in lotta: “In alcune zone, soprattutto quelle sotto controllo del Daesh e di Al Nusra – spiega il religioso francescano – i più piccoli vengono arruolati, addestrati alla guerra e mandati a combattere”. “Gesù sta patendo sulla croce per tutta la popolazione della Siria, senza distinzione di etnia e fede. Siamo un corpo solo. La guerra – ricorda il vicario – ha allontanato i siriani dalle loro terre e case, metà della popolazione è profuga, centinaia di migliaia di morti, milioni di feriti, almeno diecimila rapiti, spariti nel nulla e dei quali non si conosce la sorte. Cosa altro vogliono da noi queste potenze?”. “La speranza non deve abbandonarci perché abbiamo la certezza che il nostro destino non è nelle mani di un uomo o di una superpotenza. Il nostro destino – conclude – è nelle mani di Dio, Padre provvidente. In Lui, e solo in Lui, poniamo la nostra salvezza”.

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