San Valentino: mons. Piemontese (Terni), “patrono per coloro che desiderano abbandonare gli amori fluttuanti e passeggeri”

“La sua guida pastorale non si è limitata ai cristiani, ma si è manifestata verso ogni persona presente nel contesto civile, sociale e religioso del suo tempo: nella cura dei malati, nel dialogo con i pagani, nella preoccupazione per la città, nell’accompagnamento e nella formazione dei giovani all’amore e al matrimonio”. Lo ha detto il vescovo di Terni-Narni-Amelia, mons. Giuseppe Piemontese, durante l’omelia del pontificale di san Valentino, patrono della città, che ha celebrato ieri in cattedrale. “Il cristiano e vescovo Valentino, sperimentando l’ostilità palese e latente della società e del regime imperiale del suo tempo verso la libera confessione pubblica e privata della religione cristiana, ha dovuto proteggere con prudenza e fierezza la ricerca della verità e la testimonianza della sua fede di cristiano”, ha aggiunto il presule. Il vescovo ha ricordato come “non ha temuto ostacoli, minacce e persecuzione”. Quindi, il ricordo di “san Valentino di Terni come patrono dei fidanzati, di coloro che desiderano abbandonare gli amori fluttuanti e passeggeri, per dare inizio all’amore-progetto di vita, stabile, duraturo e benedetto da Dio fino alla morte e oltre la morte”. “Proprio la cura nel favorire la trasformazione del cuore da instabile e perverso a cuore nuovo, in sintonia col disegno di Dio -ha sottolineato il presule -, è stato il segreto del successo di Valentino con i giovani fidanzati e innamorati”. Infine, il messaggio del patrono per la città di Terni oggi, secondo il vescovo Piemontese, è rivolto agli amministratori. “Valentino è stato pastore che si è collocato a seconda della necessità, avanti, in mezzo e dietro al gregge, suo popolo. Avanti per indicare e segnare decisamente la strada; in mezzo per formare e convincere con argomenti e discorsi persuasivi; dietro per raccogliere con amore chi faticava a seguire la carovana”.

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