Giornata del malato: card. Bassetti, “fare di tutto per assistere e attenuare il dolore, ma l’ultimo soffio vitale lo può spegnere Colui che l’aveva acceso”

“La vita umana dal primo istante del proprio concepimento fino all’ultimo respiro, va sempre accolta, accompagnata, sostenuta e integrata. Si deve fare di tutto per assistere, consolare, attenuare il dolore, ma l’ultimo soffio vitale lo può spegnere soltanto Colui che creandoci l’aveva acceso”. Lo ha affermato ieri il card. Gualtieri Bassetti, arcivescovo di Perugia-Città della Pieve e presidente della Cei, celebrando nella chiesa parrocchiale Maria Regina della Pace in Santa Lucia la celebrazione eucaristica in occasione della 26ª Giornata mondiale del malato. Nell’omelia, il card. Bassetti si è soffermato sulla “tragica realtà del male nelle sue dimensioni fisica e spirituale. Il male che aggredisce il nostro corpo e lo rende infermo; il male che pian piano penetra nel nostro spirito fino a lacerarlo”. “Il male trova molte forme ed occasioni per aggredire la vita delle persone”, ha sottolineato l’arcivescovo. “Ognuno di noi ha sperimentato in se stesso, o nella vita di propri familiari, o di persone amiche le sofferenze dovute a varie malattie, spesso mortali. Il mistero del male fa parte della nostra storia, esso penetra nella vita della persone e dei popoli, suscitando dolore e sofferenza, ma anche, grazie a Dio, volontà di riscatto e di trovare salute e salvezza”. “Di fronte a questo mondo lacerato dal male fisico e soprattutto morale – ha aggiunto – si erge serena e amorevole la persona di Gesù il quale è venuto per liberarci, per darci vita in abbondanza”. Nell’evidenziare che “la Pastorale della salute resta e resterà sempre un compito necessario ed essenziale”, Bassetti ha rilevato come “le cure che sono prestate in famiglia sono una testimonianza straordinaria di amore per la persona e vanno sostenute con adeguato riconoscimento e con politiche adeguate”. “Pertanto – ha proseguito – medici e infermieri, sacerdoti, consacrati e volontari, familiari e tutti coloro che si impegnano nella cura dei malati partecipano a questa missione ecclesiale”. Dal cardinale anche l’invito ai “giovani a un volontariato ancora più attivo, consapevole, a chinarsi su chi soffre”.

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