Giornata mondiale del malato: P. Sgreccia (Camillianum), valorizzare “l’importanza delle Medical humanities”

“È urgente sottolineare la ‘centralità del paziente’, l’importanza della relazione nel processo di cura, la rilevanza della comunicazione tra chi eroga le cure e chi le riceve”, così Palma Sgreccia, preside dell’Istituto Camillianum di Roma, in un commento in vista della 26a Giornata mondiale del malato che si celebra domani, domenica 11 febbraio.
Questo, spiega Palma Sgreccia, “implica l’integrazione delle ‘due culture’, quella umanistica e quella scientifica”, laddove “non a caso l’immagine di Giano bifronte è stata utilizzata innumerevoli volte per illustrare la caratteristica peculiare della medicina di guardare contemporaneamente in due direzioni opposte: quella delle scienze della natura e quella delle scienze dello spirito”. E il medico “che è uno scienziato di uomini, e di uomini malati, deve non solo sapere che cos’è la malattia, ma deve anche capire il malato”.
Citando von Weizsäcker, Platone, Ricoeur, la preside del Camillianum ribadisce la centralità “della relazione di fiducia” a maggior ragione nella relazione di cura che è “patto”.
“L’apporto delle Medical humanities – arte, letteratura, psicologia, filosofia, spiritualità – risponde all’esigenza di una terapia volta all’integralità della persona – chiarisce Sgreccia -, bisognosa di trovare un senso nella propria malattia e di vedere nella propria salute non solo la normalità funzionale, l’idoneità al lavoro o, peggio, l’essere utilizzabili, ma un equilibrio bio-psico-sociale e spirituale. Le Medical humanities tengono ferma la dignità della persona, la sua spiritualità, il suo non essere utilizzabile per qualsiasi scopo, il suo essere persona tra altre persone”.
Non è quindi possibile “contrapporre il metodo inesatto delle scienze umane a quello esatto delle scienze naturali perché entrambi interpretano la complessità e paradossalità della persona”, che “non è una cosa, né una merce”.
“Le Medical Humanities – conclude Palma Sgreccia – contribuiscono a superare la visione ancora arcaica della malattia intesa come il male, l’estraneo, il fortuito, inviata dal Dio della necessità o dal mago della casualità”.

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