Giornata del malato: card. Bagnasco (Genova), “amore vuol dire disponibilità al sacrificio”

“Cari malati, voi ci ricordate la verità della vita che non, è non può essere, un trionfo continuo, un cammino di successo in successo, di affermazione in affermazione, dove la giovinezza risplende, la salute continua, dove non abbiamo bisogno dell’aiuto altrui. Voi ci ricordare ciò che il mondo di oggi vuole che noi tutti dimentichiamo condannandoci alla tristezza: che per imparare a vivere bisogna imparare a soffrire e che amore vuol dire disponibilità al sacrificio”. Ad affermarlo il cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente del Ccee, nell’omelia pronunciata oggi pomeriggio, nella cattedrale di San Lorenzo, in occasione della Giornata mondiale del malato. Al contrario, ha continuato, “la cultura odierna, in tutti i modi, da tutti i pulpiti, decanta e ci impone” un’altra visione, ossia “che la vita deve essere sempre senza limite, senza difficoltà, senza sofferenze, senza dolori, né fisici, né morali”. Ma questa, per il porporato, è una visione da “stolti, perché non sarà mai così”. “Questa visione – infatti – è una illusione che uccide l’anima che condanna l’uomo perché chi non è chiamato, in un modo o nell’altro, prima o dopo, alla esperienza della sofferenza, del limite, dell’insufficienza, del bisogno?”. Per questo, ha concluso, “per imparare a vivere dobbiamo imparare a soffrire”. Questa “è la verità della vita”. Il porporato ha poi rivolto un pensiero “alle tante persone che vi accompagnano non per altro ma per voi”. Ci ricordano che “l’amore è possibile solo se siamo disposti al sacrificio”, che “amare è sacrificio” e che questo “non vuol dire tristezza ma vuol dire gioia profonda”.

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