Decreto Sicurezza: mons. Piemontese (Terni), “disposizioni che procureranno incertezza e la mortificazione dell’umanità”

“I recenti provvedimenti interessano in particolare gli ultimi anelli del contesto sociale, ritenuti la causa del disagio percepito. Tra le conseguenze, forse non volute, avremo il rischio di rendere randagie e disperate persone che in qualche modo finora erano aiutate, seguite in un percorso di integrazione civile e quindi controllate”. Lo dichiara il vescovo di Terni-Narni-Amelia, mons. Giuseppe Piemontese, in riferimento alle “recenti disposizioni nazionali sulla sicurezza”. “Se dietro a certe forme di accattonaggio si pensa che vi siano organizzazioni criminali, forse sono queste che dovrebbero essere perseguite”, sottolinea il presule. Mons. Piemontese indica un “primo effetto del decreto sicurezza” sul territorio diocesano. È quello dell’attività dell’associazione di volontariato San Martino, referente dei progetti legati all’accoglienza degli immigrati. “A breve 18 persone non avranno più la possibilità di essere accolti e saranno fuori dalle strutture dove alloggiano; messi in strada, non rientrando nello status di rifugiati né in quello dei permessi straordinari, mentre altri saranno nella stessa condizione nei prossimi mesi. Ci chiediamo: dove alloggeranno? Come mangeranno? In quali strutture potranno curarsi?”. “Non comprendiamo le ragioni di tanto repentino rinchiudersi in un fortino di disposizioni, che non risolveranno i problemi delle persone, non procureranno la sicurezza auspicata – conclude il vescovo -, ma ulteriore incertezza e la mortificazione dell’umanità, altrui e propria”.

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