Rapporto Censis: la scomparsa dei “migranti economici” e la mappa dell’integrazione

(Foto Siciliani-Gennari/SIR)

“Per un migrante entrare in Italia per lavoro è diventato praticamente impossibile: alla crisi economica ha corrisposto una riduzione degli ingressi previsti dal decreto flussi e la fine delle sanatorie. Il rischio è che un aumento dei controlli e un restringimento della normativa portino a una situazione nella quale il nostro Paese apparirà desiderabile solamente per una ridotta porzione di migranti: le persone più deboli dal punto di vista economico e sociale”. È l’analisi contenuta nel 52° Rapporto annuale del Censis, presentato oggi a Roma. La conferma viene dai dati relativi al livello di istruzione dei cittadini stranieri non comunitari che vivono nei diversi Paesi europei, in cui l’Italia si trova all’ultimo posto. Nella stessa direzione vanno anche le statistiche relative alla povertà. Le famiglie italiane in povertà assoluta nel 2017 erano il 6,9% del totale, le famiglie di soli stranieri il 29,2%, in pratica una su tre. “Ancora più preoccupanti – sottolinea il Censis – sono i dati relativi agli individui a rischio di povertà relativa”, che sono il 17,5% degli italiani (la media Ue è 15,5%), il 28,9% degli stranieri comunitari e il 41,5% dei non comunitari. Soltanto la Spagna ha un quadro peggiore di quello italiano.
Il Rapporto presenta anche una mappa dell’integrazione sulla base di un “ranking” che tiene conto di diversi fattori. La provincia italiana in cui l’integrazione sembra essersi realizzata “meglio e di più” è Vicenza. Seguono altre province del Nord e del Centro come Brescia, Pesaro e Urbino, Bergamo e Pistoia. Nelle prime venti non compare neanche una provincia del Mezzogiorno, quella in posizione più elevata è Teramo che si colloca al 33° posto.

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