Rapporto Censis: c’è bisogno di una classe dirigente responsabile, competente e capace di progettare il futuro

foto SIR/Marco Calvarese

“Siamo di fronte a una politica dell’annuncio. Ma la funzione politica, la responsabilità della classe dirigente, il ruolo dell’establishment stanno nel proporre una prospettiva nel futuro. L’annuncio, senza la dimensione tecnico-economica necessaria a dare seguito al progetto politico, da profetico si fa epigonale”. Lo afferma il 52° Rapporto annuale del Censis, presentato oggi a Roma. “Andiamo da un’economia dei sistemi verso un ecosistema degli attori individuali, verso un appiattimento della società” in cui “ciascuno afferma un proprio paniere di diritti”, sostiene il Censis, secondo cui “la società vive una crisi di spessore e di profondità: gli italiani sono incapsulati in un Paese pieno di rancore e incerto nel programmare il futuro”. “Il sistema sociale, attraversato da tensioni, paure, rancore – afferma ancora il Rapporto – guarda al sovrano autoritario e chiede stabilità, rompe l’empatia verso il progresso, teme le turbolenze della transizione. Il popolo si ricostituisce nell’idea di una nazione sovrana supponendo, con una interpretazione arbitraria ed emozionale, che le cause dell’ingiustizia e della disuguaglianza sono tutte contenute nella non-sovranità nazionale. I riferimenti alla società piatta come soluzione del rancore e alla nazione sovrana come garante di fronte a ogni ingiustizia sociale, hanno costruito il consenso elettorale e sono alla base del successo nei sondaggi politici in Italia come in tante altre democrazie”.
Per il Censis, invece, “serve una responsabilità politica che non abbia paura della complessità, che non si perda in vicoli di rancore o in ruscelli di paure, ma si misuri con la sfida complessa di governare un complesso ecosistema di attori e processi”.

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