150° Azione cattolica: Vecchio (Univ. Parma), dai “giorni dell’onnipotenza” al confronto con la secolarizzazione

“Dal nostro punto di vista, appare chiaro – ha fra l’altro osservato Giorgio Vecchio nella sua relazione al convegno “L’Azione cattolica italiana nella storia del Paese e della Chiesa (1868-2018)”– che i due decenni successivi alla guerra mondiale furono realmente giorni e anni ‘dell’onnipotenza’, per usare la famosa definizione di Mario Rossi, e che essi segnarono la straordinaria espansione dell’associazionismo professionale direttamente promosso dall’Azione cattolica”. In linea generale, riferendosi in particolare al periodo tra gli anni ’20 e la fine dei ’50 del Novecento, lo studioso ha affermato: “La riconquista della società italiana” dopo il ventennio fascista e la guerra, e nell’epoca del confronto con la “guerra fredda” e il comunismo, “si credeva passasse attraverso la costruzione di una società alternativa, integralmente ispirata ai propri principi religiosi e ideologici, capillarmente diffusa sul territorio e strutturata secondo linee verticali (le fasce d’età) e orizzontali (le condizioni anagrafiche, professionali, culturali)”. In molti campi “il parallelismo tra organizzazioni cattoliche – segnatamente di Ac – e comuniste fu smaccato, così come la difficoltà interpretative sia verso i nuovi media”, sia verso le trasformazioni dei costumi, fino alle “reali attese della popolazione, la quale in larga maggioranza sognava di più l’auto, la vacanza, la cucina americana e l’avventura romantica o erotica, piuttosto che la costruzione di una nuova società cattolica” o comunista.

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