150° Azione cattolica: Vanysacker (Univ. catt. Leuven ), “uno sport permeato di valori cristiani”. Gino Bartali “campione della fede”

Solo nel secondo dopoguerra si afferma nel nostro Paese l’idea che lo sport cattolico non deve più essere organizzato come un mondo a sé stante, separato dalle altre attività sportive, ma che “il mondo dello sport nella sua totalità dovrebbe essere permeato dai valori cristiani”. Di qui la nascita del Centro sportivo italiano (Csi) nel 1944, anche su ispirazione di Pio XII. A delineare il legame tra Azione cattolica e sport dall’epoca fascista alla ripresa della vita democratica è Dries Vanysacker (Katholieke Universiteit Leuven). Nella sessione conclusiva del convegno “L’Azione cattolica italiana nella storia del Paese e della Chiesa (1868-2018)”, il relatore ripercorre le vicende alterne del rapporto sport-Chiesa-Azione cattolica. Interessante il ritratto di Gino Bartali: “membro dell’Azione cattolica, vincitore del Giro d’Italia, diventa ‘un campione della fede”’. La fama del devoto giovane ciclista “che entra nel 1937-1938 nell’Ordine secolare della fraternità dei carmelitani scalzi di San Paolino, a Firenze, prendendo il nome di Fra’ Tarcisio di Santa Teresa di Gesù Bambino – conclude Vanysacker -, andava ben oltre i confini italiani. In Belgio, per esempio, in un articolo del giornale cattolico Het Nieuwsblad del 2 agosto 1938 si affermava che il campione italiano deve ‘essere considerato come un esempio edificando per la gioventù e i preti’”.

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