150° Azione cattolica: della Maggiore (Normale Pisa), “negli anni 60-70 cinema ha portato modernizzazione dal basso”

Nella sua analisi scaturita principalmente da uno scavo negli archivi vaticani e nell’archivio Isacem, al convegno “L’Azione cattolica italiana nella storia del Paese e della Chiesa (1868-2018)” che si chiude oggi all’Archivio storico del Quirinale, Gianluca della Maggiore (Scuola normale superiore di Pisa) si sofferma sull’atteggiamento dell’associazione di fronte allo sviluppo della moderna cultura di massa, in particolare con riferimento al cinema. Un sistema, spiega, che due modelli di azione confrontatisi in seno all’Ac sotto i pontificati di Pio XI e Pio XII avevano tentato di “addestrare” alle esigenze della Chiesa e al progetto di ricristianizzazione della società. Eppure, “nonostante i correttivi”, il sistema cinematografico ha costruito e modellato nel tempo “uno spettatore e un consumatore antitetico a quello tenacemente difeso dal cattolicesimo”. Secondo lo studioso, “nel buio delle sale cinematografiche agiva con subdola prepotenza una modernizzazione dal basso” che agiva nel senso di una “innovazione disintegrativa” alimentando “nuove aspirazioni e desideri privati, cambiando le percezioni di quelli che erano giudicati valori condivisi, comportamenti sessuali e ruoli di genere accettabili”. La sorpresa con cui tra gli anni Sessanta e Settanta la classe dirigente cattolica e l’episcopato italiano accolsero “la ritirata per manifesta impotenza” dell’istituto della censura cinematografica, poi “la crisi dei cinema parrocchiali e il parallelo repentino boom di quelli pornografici erano i segnali più evidenti – conclude – dell’inadeguatezza delle diagnosi e dei rimedi messi in atto dal cattolicesimo”.

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