150° Azione cattolica: Dau Novelli (Univ. Cagliari), “importante contributo ad emancipazione femminile”

Il protagonismo cattolico femminile nella società di massa è al centro dell’ampia relazione svolta da Cecilia Dau Novelli (Università di Cagliari), alla terza e ultima sessione del convegno “L’Azione cattolica italiana nella storia del Paese e della Chiesa (1868-2018)” che si chiude oggi presso l’Archivio storico della Presidenza della Repubblica. La studiosa sottolinea l’importante contributo dell’Azione cattolica al percorso di autoconsapevolezza ed emancipazione femminile nel nostro Paese e suddivide in due fasi storiche la sua analisi: dal primo dopoguerra agli anni Cinquanta; dagli anni Cinquanta ai primi anni Settanta. Nel primo dopoguerra, ricorda, una delle principali artefici del nuovo assetto associativo femminile, nonché fondatrice della Gf (Gioventù femminile) fu Armida Barelli che nei primi anni del fascismo “si oppose alla doppia appartenenza ai Fasci e alla Gioventù femminile”. Nel giro di pochi anni la nuova associazione da lei guidata “si diede un’organizzazione ferrea in cui il nodo centrale era quello della formazione religiosa e della preparazione sociale delle future madri d’Italia”. Obiettivo: lasciare un segno duraturo nella società cercando di formare un’intera generazione di donne che “avrebbero trasmesso le loro idee alle donne e agli uomini del futuro”. Nei primi anni Cinquanta, prosegue la relatrice, le donne “si riconoscono nell’Azione cattolica e trovano nell’associazione uno strumento di crescita e di affermazione nella società”. Alla fine di quegli anni qualcosa comincia tuttavia ad incrinarsi: “Gli anni 50-60 furono molto traumatici. Alla vigilia del neofemminismo e della contestazione – conclude Dau Novelli – le donne di Ac si impegnarono nella ricerca di un’effettiva parità senza più barriere. Innegabile la loro crescita di autoconsapevolezza, impensabile agli inizi del Novecento”.

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