Diocesi: mons. Sanguineti (Pavia), “molteplici espressioni di volontariato”, ma “virus che possono infettare la comunità”

“Pavia conosce molteplici espressioni di aggregazione libera, di volontariato, di condivisione dei bisogni delle persone più deboli e svantaggiate. Purtroppo si diffondono dei ‘virus’ che, se non sono riconosciuti e curati, possono infettare il corpo vivo di una comunità”. Lo scrive il vescovo di Pavia, mons. Corrado Sanguineti, nell’editoriale del settimanale diocesano “il Ticino”, dedicato alle celebrazioni del primo vescovo, san Siro. Alla luce della sua esperienza, il presule indica la presenza di “tante realtà belle di carità, di servizio, che coinvolgono anziani, adulti e giovani, e che sono una ricchezza per tutti, sono una sorta di ‘vaccino’ contro un clima crescente, avvelenato da sentimenti di chiusura, di diffidenza, di paura del diverso e dello straniero, di veri e propri egoismi sociali e nazionali”. Il vescovo riconosce in Pavia “una città di grande bellezza, che racchiude tesori di arte e di fede, una città ancora a misura d’uomo”, che “offre degli spazi che favoriscono l’incontro e la relazione, ben diversi dall’anonimato di certi quartieri moderni”. Tuttavia – ammonisce il vescovo – è “una bellezza spesso offuscata e poco curata, con tanti angoli mal tenuti, è una bellezza che chiede d’essere adeguatamente promossa e valorizzata, anche sul piano economico e turistico, è una bellezza che non riceve attenzione sufficiente non solo da chi ha il compito d’amministrare la nostra città, ma a volte da noi stessi che abitiamo Pavia”. Il riferimento è a “certi tristi episodi di ‘mala movida’”, che “offrono un’immagine triste e depauperata della nostra città”.

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