Corruzione: don Ciotti (Libera), “c’è ancora tanto da fare, parte del Paese pensa che la mafia è solo al Sud”

Mafia e corruzione sono legate indissolubilmente. Lo ha ricordato don Luigi Ciotti, fondatore dell’associazione Libera, in occasione della presentazione del libro “Corrotti, no” (editrice Ave), questa sera a Roma. Del volume, una raccolta di scritti e discorsi di papa Francesco, don Ciotti ha curato l’introduzione. Incalzato dalle domande del moderatore, il giornalista del Tg2 Enzo Romeo, il rappresentante di Libera ha sottolineato la percezione verso le mafie in parte ancora lontana dalla realtà da parte degli italiani. “Libera ha fatto una ricerca su 10mila persone in tutta Italia – ha affermato -. La maggioranza dice che il problema delle mafie è globale. Ma solo per l’8% è un problema trasversale sul territorio nazionale, per il 10% è un problema di letteratura. Sulla corruzione, una marea di persone riconosce il problema ma il 70% non denuncia per paura di ritorsioni. Il 23% pensa che le cose non cambieranno mai. Noi siamo qui perché le cose invece cambino. Papa Francesco è quello che sta cercando di fare. Ci vuole una rivoluzione culturale etica delle nostre realtà”. Sulla mafia, “il Paese deve prendere coscienza che il problema riguarda tutti non solo la Sicilia. per questo, dobbiamo ancora fare tanta strada”. Nel suo intervento, don Ciotti ha ricordato come già Luigi Sturzo cento anni fa dicesse che la mafia avesse la sua testa a Roma e nel 1984, prima di Tangentopoli, Carlo Maria Martini spiazzo tutti parlando della peste, indicandone tre tipi: la solitudine, la violenza, la corruzione. Di nuovo sul legame fra mafia e corruzione, molto sentito anche da Francesco, il fondatore di Libera ha ricordato un episodio: “al papa ho chiesto un giorno di incontrare le famiglie vittime della mafia. Mi ha risposto di mandargli degli appunti perché diceva di conoscere bene il tema della corruzione ma non della mafia. Il suo discorso davanti a mille persone è stato completamente legato alla corruzione. A loro ha detto: “voglio parlare ai grandi assenti, gli uomini e le donne della mafia. Convertitevi, ve lo chiedo in ginocchio”. Come fece Giovanni Paolo II, il papa afferma che anche per i mafiosi è possibile convertirsi”, ha concluso.

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