Intelligenza artificiale: Giannotti (Lumsa), “dobbiamo difendere la nostra libertà e coltivare la nostra umanità”

“Dobbiamo essere consapevoli dei cambiamenti che stanno trasformando la nostra vita, decidere quale ruolo assegnare alla tecnologia e stabilire quanto profonda debba essere la delega che vogliamo lasciare alle macchine che, non dimentichiamolo, sono create e programmate dall’uomo. In ogni caso dobbiamo difendere la nostra libertà e coltivare la nostra umanità, magari rinunciando ogni tanto a qualche centimetro di efficienza”. Lo ha affermato Claudio Giannotti, direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, economia, politica e delle lingue moderne all’Università Lumsa, durante la prolusione che ha tenuto nel corso della cerimonia di inaugurazione del nuovo anno accademico 2018-2019 nell’Ateneo romano. Sottolineando come la tecnologia continui a fare passi in avanti tanto che “i cellulari che abbiamo in tasca sono molto più potenti del computer che consentì alla Nasa di mandare l’uomo sulla luna nel 1969”, Giannotti ha fatto il punto su come – tra dispositivi, piattaforme e servizi – macchine sempre più intelligenti affianchino e invadano la vita dell’uomo. “L’intelligenza artificiale si propone di costruire macchine intelligenti, in grado di compiere delle azioni e con cui è possibile interagire”, ha spiegato il docente, aggiungendo che “la grande novità di questi ultimi anni sono le macchine che migliorano con l’esperienza”. Lo fanno attraverso l’elaborazione dei “big data”, prodotti sempre più in maggior quantità: “Negli ultimi due anni i cellulari e gli altri dispositivi digitali hanno creato il 90% dei dati mai prodotti. Si stima che entro dieci anni la quantità di dati disponibili raddoppierà ogni dodici ore”.
“La tecnologia – ha notato Giannotti – è uno strumento e, come sempre accade, può essere utilizzata in modo giusto o sbagliato, per il bene o per il male”. “Le macchine possono aiutare l’uomo a costruire un mondo migliore ma bisogna prendere coscienza dei rischi”, ha proseguito: il primo è quello “di affidarsi agli algoritmi per trovare risposte veloci a domande spesso complesse”, poi c’è quello di “deresponsabilizzazione da parte dell’uomo, che deve invece mantenere il controllo della decisione” e infine quello che “le macchine amplifichino i pregiudizi umani”. “Se le macchine intelligenti imparano sempre più velocemente è legittimo chiedersi quando supereranno l’uomo”, la riflessione avanzata da Giannotti, secondo cui in realtà “non ci dovremmo domandare dove arriveranno le macchine, quanto invece temere il sonno delle ragione degli uomini che, come scriveva il pittore Goya, genera mostri”.

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