Gino Bartali: card. Montenegro, ha saputo farsi prossimo, siamo campioni quando rivestiamo l’altro di dignità

“Si è campioni quando si riveste l’altro di dignità”. Lo ha sottolineando il card. Francesco Montenegro, arcivescovo di Agrigento e presidente dimissionario di Caritas Italiana, ricordando l’esempio di Gino Bartali, un campione che “aveva un cuore che vede, che aveva la capacità di vedere e dunque di aspettare e di farsi prossimo di chi è emarginato”. “Guardando a lui, siamo lungo la strada non se abbiamo muscoli buoni, ma se facciamo gioco di squadra, se aiutiamo l’altro così che l’altro si senta importante. Nessuno si sente inutile se anche noi abbiamo il cuore del campione”, ha osservato il card. Montenegro che è intervenuto alla presentazione di “Ti stacco e poi ti aspetto”, il 20° audiolibro della Collana PhonoStorie, curata da Caritas Italiana e Rete Europea Risorse Umane, dedicato a Bartali. “La sua storia deve coinvolgere tutti: dobbiamo sentirci in gara perché se stiamo ai margini, non possiamo essere campioni”, ha rilevato il card. Montenegro per il quale se si corresse con lo stile di Bartali “tante cose cambierebbero”. “Ci piace il gioco solitario, come se gli altri fossero un disturbo”, ha lamentato il cardinale di Agrigento evidenziando invece che “è bello sentir dire che ho vinto ma che il merito è della squadra”. “In un mondo in cui la forbice si allarga con pochi ricchi che diventano sempre più ricchi, c’è bisogno di qualcuno che dia la velocità giusta”, ha aggiunto il card. Montenegro per il quale “davanti ad un mondo sbriciolato, liquido, abbiamo bisogno di recuperare una fede solida, ancorata a quei valori che hanno guidato il campione Bartali: la fede non è per le vecchiette, ma per i campioni”.

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