Donne: Bensalah (attivista marocchina), “condizionate da mentalità patriarcale. È ora di cambiare “

“Durante il mio viaggio ho capito che non è la legge a condizionare le donne ma la mentalità”. “Dobbiamo seguire i nostri modelli e fare i nostri piccoli passi, poco a poco, perché è in gioco la nostra identità”. A parlare in una intervista al Sir è Loubna Bensalah, 26 anni, attivista marocchina che sta girando diverse città italiane nel  tour promosso dal Cipmo (Centro italiano per il Medio Oriente) per parlare dei diritti delle donne. In due anni ha percorso circa 2000 km a piedi per incontrare le donne in Marocco e Tunisia e conoscere le loro situazioni. Ora lotta per la parità effettiva tra uomini e donne nel Maghreb. “Ho scoperto che le leggi non vietano a nessuna donna di uscire in minigonna, di lavorare, di votare, di andare a scuola o di fumare in pubblico – racconta -. Le mentalità sono molto più forti delle leggi in Marocco. E questo accade sia nelle piccole, sia nelle grandi città. Per essere donne libere bisogna abitare nei quartieri belli, andare nei caffè. Vale a dire, bisogna avere soldi per essere una donna libera”. Si tratta, precisa, “di una mentalità patriarcale: sostiene che gli uomini sono migliori delle donne, che la donna deve essere protetta e bisogna preservare la sua reputazione prima di sposarsi ed avere dei bambini. Il modello migliore è una donna che non esca molto di casa e si occupi delle faccende domestiche e dei figli, altrimenti è malvista. Ma il potere è dell’uomo”. “In Occidente avete fatto il vostro percorso, avete lottato e ottenuto, e lottate ancora per affermare dei diritti – afferma -. Ora tocca a noi donne medio-orientali fare il nostro cammino così come lo percepiamo e sentiamo, perché viviamo in culture completamente diverse, religioni diverse. Non bisogna seguire per forza un modello europeo”. Quest’anno le marce di Loubna sono diventate un’iniziativa pubblica intitolata “Kayna”: cammina insieme a donne dei villaggi marocchini per poi fermarsi a discutere di come conquistare diritti e ad accedere agli spazi pubblici (lavoro, scuola, politica) alla pari degli uomini. Alle donne italiane rivolge un appello: “Voi avete avuto accesso a tutti i diritti, non abbassate le braccia! Ricordate come vivevano le vostre nonne. Bisogna impegnarsi di nuovo: perché se ci si ferma si torna indietro”.

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