Cibo: Hamsananda (induista), “tutto è sacro”. Miglior aiuto per conoscenza e dialogo è “cena kasher-vegetariana”

“Tutto è cibo e tutto è sacro. Tutto è correlato e deve pertanto essere rispettato”. Non ha dubbi Svamini Hamsananda, vice presidente della Comunità induista. Prendendo la parola alla giornata di studio romana che Greenaccord, Regione Lazio e Arsial (Agenzia regionale per lo sviluppo e innovazione dell’agricoltura del Lazio) hanno dedicato al cibo come fattore di conoscenza, dialogo e integrazione, precisa: “Noi non siamo solo la religione della mucca sacra”. “Quando in India arriva l’ospite – racconta – la prima offerta è quella dell’acqua per lavarsi i piedi, quindi il cibo, perché l’ospite è sacro. Acqua e cibo come primo sostentamento. Al primo pasto solido, il bambino viene portato al tempio dove assaggerà una pallina di riso con sei sapori diversi. Nell’induismo ogni momento significativo viene accompagnato dal cibo” e vi è “uno stretto rapporto tra cibo, mente e parola”. Sul vegetarianesimo chiarisce: “Non tutti gli induisti lo sono. I pescatori ad esempio mangiano il pesce. Vegetariani per una scelta etica di non violenza e rispetto dell’altro sono i sacerdoti e i monaci: non uccidere, non cogliere un frutto acerbo”. E conclude: “Ciò che divide non è la diversità, che è ricchezza, è il non riconoscimento della diversità che si supera solo con la conoscenza. Sapete che cosa aiuta la conoscenza e il dialogo? Una cena kasher-vegetariana. Lì mangiamo tutti”.

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