Carceri: Consiglio d’Europa, rapporto su situazione negli istituti di pena. Italia, meno agenti di custodia, calano le donne dietro le sbarre

(Strasburgo) La durata dei periodi trascorsi negli istituti di pena italiani è aumentata del 63%: nel 2005, la durata media della reclusione era di 8 mesi, nel 2014 è passata a 13. È un altro dato contenuto sulle schede relative all’Italia del Rapporto pubblicato dal Consiglio d’Europa “Prigioni in Europa 2005-2015”. Un altro dato critico è il calo del 6% che si registra a livello di tutto il personale che lavora nelle case di detenzione, e in particolare del numero di agenti di polizia penitenziaria (-11%): i dati del 2015 parlano di 35.319 agenti rispetto ai 39.653 del 2005. Il calo è stato dovuto, spiega il Rapporto, alle decisioni legate alla “spending review” della pubblica amministrazione. I dati sulle prigioni italiane dicono ancora che sono calate del 15% le detenute: nel 2005, le donne costituivano il 4,8% della popolazione carceraria, dieci anni dopo sono il 4,1%. Quanto alla percentuale dei detenuti stranieri, è rimasta stabile al 33%. È calata del 7% la percentuale dei detenuti senza una condanna definitiva: nel 2005, il 38% dei detenuti non aveva una condanna definitiva mentre nel 2015 i detenuti senza una condanna finale erano il 35%. Altro dato in calo (-41%) è la percentuale di morti negli istituti di pena (da 29 ogni 10mila a 17 ogni 10mila nel corso dei dieci anni considerati). I suicidi sono passati da 9,6 ogni 10mila nel 2005 a 7,9 dieci anni dopo. Lo studio non dettaglia invece le cause della detenzione ma in termini generali mostra che “sono aumentate nei dieci anni le percentuali di prigionieri che scontano condanne per omicidio, aggressione, reati sessuali e rapina, mentre le percentuali di coloro che sono in carcere per reati di droga e altri tipi di reati sono diminuite”.

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