Natale: mons. Pellegrini (Concordia-Pordenone), “il presepe non può divenire motivo di contrapposizione tra noi, ma al contrario ci unisce”

Mons. Giuseppe Pellegrini, vescovo di Concordia-Pordenone

“Che Natale sarebbe se non trasformasse le nostre vite e la nostra città? Se non mettesse in crisi le distanze che poniamo tra noi e gli altri? Che venuta del Signore sarebbe quella che non ci spingesse a far spazio a chi abita luoghi disagiati o tende una mano alla ricerca di un soccorso?”. Sono gli interrogativi posti dal vescovo di Concordia-Pordenone, mons. Giuseppe Pellegrini, nel messaggio per le festività natalizie pubblicato sul settimanale diocesano “Il Popolo”. Per il vescovo “non sarebbe, la nostra, una vera festa se ci inondassimo a vicenda di regali in attesa di qualche contraccambio: quel do ut des che può aver senso in talune dinamiche economiche ma che rappresenta la morte delle relazioni umane, familiari e sociali. Perché anche la società, anche le nostre comunità, hanno bisogno di abbracci e di baci”. Si tratta, spiega il mons. Pellegrini, di “un bisogno di tenerezza che trova nuovo slancio per essere ammesso in un mondo dove la forza sembra avere la meglio nel presepe che è per eccellenza uno dei simboli del cristianesimo perché ci presenta il fatto dell’Incarnazione di Gesù”. Il vescovo ricorda poi che l’idea del presepe nacqua perché “san Francesco desiderava che Gesù Bambino fosse contemplato non solo con l’intelligenza ma anche con gli occhi”. “Il presepe non è dunque una delle tante luminarie che dicono il Natale consumistico, ma è il segno dell’Incarnazione di Dio: per questo – ammonisce il vescovo – non può divenire motivo di contrapposizione tra noi, ma al contrario ci unisce trovando posto nelle chiese, nelle case, negli ospedali, nelle fabbriche diventando così occasione di preghiera per tutti”. “W il presepio e auguri a tutti, nessuno escluso, per un Buon Natale!”, conclude mons. Pellegrini.

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