Siria: p. Jallouf (parroco), il Natale dei cristiani di Knayeh tra i jihadisti del fronte Hayat Tahrir al-Sham

“Possiamo celebrare solo dentro la chiesa, dove abbiamo allestito il presepe. Fuori ci è stato vietato anche di ornare gli alberi, appendere luci, disporre dei fiori. In questi giorni ci stiamo preparando al Natale con la Novena sempre molto partecipata. I ragazzi e i bambini hanno già ricevuto i doni di Natale, dolci, giochi e abiti. È stato un modo per distrarli dal clima ostile che ci circonda”. Così padre Hanna Jallouf racconta al Sir il Natale della piccola comunità cristiana di Knayeh, villaggio siriano non distante da Idlib (al confine tra Siria e Turchia) ultima roccaforte dei ribelli anti-Assad. Il villaggio è sotto controllo delle milizie del fronte Hayat Tahrir al-Sham, gruppo jihadista di ideologia salafita, affiliato ad Al-Qaeda ed erede del meglio conosciuto Jabhat Al Nusra che hanno vietato di celebrare qualsiasi liturgia fuori dalla chiesa e di abbellire con luci natalizie l’esterno della parrocchia da dove è stata rimossa anche la croce del campanile. Unica concessione il presepe allestito sotto l’altare del convento di san Giuseppe. Vivere la propria fede nella roccaforte jihadista di Idlib “non è facile, specialmente se è Natale”, dice il parroco, francescano della Custodia di Terra Santa, che nel 2014 è stato rapito da miliziani del fronte Jahbat Al-Nusra con 16 suoi parrocchiani e rilasciato dopo diversi giorni. La paura di essere attaccati è alta ma il coraggio non manca e nemmeno la prudenza. Per questo, sottolinea padre Jallouf, “le liturgie del 24, 25 e 26 dicembre saranno celebrate in orari diurni. Sul piazzale i nostri giovani garantiranno la sicurezza e controlleranno gli ingressi. Una volta che le messe avranno inizio il cancello verrà chiuso fino alla fine”. Da quattro anni nei villaggi dell’Oronte, come Knayeh, i cristiani locali celebrano “Natale e Pasqua tutti insieme, cattolici, greco-ortodossi e armeni. La situazione è critica e la sofferenza ci ha unito ancora di più” perché, sottolinea il parroco, “quando la Chiesa è maltrattata e perseguitata reagisce con l’unità”.

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