Povertà: Milano, aumentano gli italiani nei centri di ascolto Caritas. Primo bisogno il lavoro. “Problemi dal Decreto Sicurezza”

“Nei 54 centri di ascolto del campione (un settimo del totale) su cui ogni anno viene condotta la ricerca si sono recati in 10 anni 620 utenti in più di nazionalità italiana. Considerando il numero complessivo dei centri di ascolto presenti in diocesi (380), si può stimare che circa 3.500 connazionali si siano aggiunti agli assistiti di Caritas Ambrosiana”: lo si evince dal rapporto di Caritas Ambrosiana presentato oggi a Milano. “Il dato – commenta la stessa Caritas con una nota – riflette il peggioramento delle condizioni di vita di molti italiani a seguito della crisi economica. Non è un caso che il principale bisogno rilevato sia il lavoro”. D’altro canto, “la minore presenza in termini percentuali degli stranieri nei centri di ascolto è stata resa possibile dalla creazione dei centri di accoglienza prefettizi e comunali di cui fa parte il sistema di accoglienza diffusa creato in diocesi dalle prime avvisaglie della crisi migratoria e che ora rischia complessivamente di essere colpito dai nuovi orientamenti del governo, a partire dal Decreto Sicurezza”. Gli italiani sono in genere i più anziani tra gli assistiti (solo il 15,6% ha meno di 34 anni, a fronte del 29,2% degli stranieri comunitari e il 40,6% degli extra-Ue) e possiedono un titolo di studio inferiore (il 14,2% ha un diploma a fronte del 24,4% dei comunitari e del 20,4% degli extracomunitari e del 32% degli irregolari).

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