Papa Francesco: messaggio Giornata mondiale della pace, “politica può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e di distruzione”

foto SIR/Marco Calvarese

“La ricerca del potere ad ogni costo porta ad abusi e ingiustizie”. Comincia con questa constatazione il messaggio del Papa per la 52ª Giornata mondiale della pace, che si celebrerà il 1° gennaio prossimo sul tema: “La buona politica è al servizio della pace”. “La politica è un veicolo fondamentale per costruire la cittadinanza e le opere dell’uomo, ma quando, da coloro che la esercitano, non è vissuta come servizio alla collettività umana, può diventare strumento di oppressione, di emarginazione e persino di distruzione”, il monito di Francesco, che cita la definizione di speranza che ne dà Charles Peguy: “Un fiore fragile che cerca di sbocciare in mezzo alle pietre della violenza”. Poi la citazione di San Paolo VI: “Prendere sul serio la politica nei suoi diversi livelli – locale, regionale, nazionale e mondiale – significa affermare il dovere dell’uomo, di ogni uomo, di riconoscere la realtà concreta e il valore della libertà di scelta che gli è offerta per cercare di realizzare insieme il bene della città, della nazione, dell’umanità”. “La funzione e la responsabilità politica costituiscono una sfida permanente per tutti coloro che ricevono il mandato di servire il proprio Paese, di proteggere quanti vi abitano e di lavorare per porre le condizioni di un avvenire degno e giusto”, scrive il Papa: “Se attuata nel rispetto fondamentale della vita, della libertà e della dignità delle persone, la politica può diventare veramente una forma eminente di carità”. “Offrire la pace è al cuore della missione dei discepoli di Cristo”, ricorda ancora Francesco: “E questa offerta è rivolta a tutti coloro, uomini e donne, che sperano nella pace in mezzo ai drammi e alle violenze della storia umana. La ‘casa’ di cui parla Gesù è ogni famiglia, ogni comunità, ogni Paese, ogni continente, nella loro singolarità e nella loro storia; è prima di tutto ogni persona, senza distinzioni né discriminazioni. È anche la nostra ‘casa comune’: il pianeta in cui Dio ci ha posto ad abitare e del quale siamo chiamati a prenderci cura con sollecitudine”.

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