Azione cattolica: Trionfini (Isacem), “serve nuovo impegno laici in politica e società. Investire in formazione”

“La presenza del mondo cattolico non è finita ma si è frantumata; impossibile trovare una ricomposizione univoca: occorre però cercare strumenti in grado di rispondere alle complesse sfide di oggi”. A sostenerlo in un’intervista al Sir è Paolo Trionfini, direttore dell’Isacem (Istituto per la storia dell’Azione cattolica e del movimento cattolico in Italia) che ha promosso nei giorni scorsi il convegno “L’Azione cattolica italiana nella storia del Paese della Chiesa (1868 – 2018)” con cui si è concluso il biennio di celebrazioni per i 150 anni di Ac. Tre le sessioni dei lavori, la seconda delle quali si è aperta alla presenza del capo dello Stato Sergio Mattarella. Liquidato il “partito di ispirazione cristiana con il quale, in forme diverse nel tempo, si è avuta una interlocuzione importante”, osserva Trionfini, “questo riferimento tendenzialmente unitario del mondo cattolico non esiste più. Dal 1994 si è avviata una fase di ripensamento che prosegue con diversi tentativi: da quello di far risorgere una sorta di ‘contenitore’ che possa racchiudere quello che ha rappresentato la Democrazia cristiana nel passato, a quello di dare vita a nuovi soggetti”. Tuttavia, avverte, “non si possono riportare indietro le lancette dell’orologio”; per “ogni stagione storica c’è un riferimento che varia. Chi è stato più lucido in passato ha saputo trovare la risposta più adeguata alla sfida in corso. Oggi, di fronte a sfide certamente più complesse, si avverte l’assenza di quelle forme di creatività che un tempo hanno permesso di rispondere in modo adeguato alle sfide che via via emergevano. Bisognerebbe fare uno sforzo ancora maggiore di fantasia per individuare la formula più appropriata”. Per questo è indispensabile investire in formazione, “non tanto per acquisire specializzazioni, ma per una formazione integrale che sappia abbracciare tutto perché di sua natura la politica è uno spazio di sintesi di interessi conflittuali e di rappresentazioni pubbliche non sempre collimanti”.

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