Immigrazione: Cherubini (Luiss), “Global Compacts non mettono al centro persona umana. Stati più preoccupati di sicurezza che di aspetti umanitari”

I Global Compacts su migrazioni e rifugiati “non mettono al centro la persona umana”. Lo afferma Francesco Cherubini (Luiss), nel suo intervento al seminario “Agenda Immigrazione. Accogliere, proteggere, promuovere e integrare” promosso questa sera a Roma dalla presidenza nazionale dell’Azione Cattolica italiana e dagli Istituti “Vittorio Bachelet” e “Giuseppe Toniolo”. Il giurista illustra il contributo della Santa Sede all’elaborazione dei Global Compacts su rifugiati e migrazioni attualmente in discussione all’Onu – non cogenti ma semplicemente “raccomandatori”, precisa – tra cui la richiesta di non distinguere tra rifugiati e migranti economici, l’importanza di un’accoglienza diffusa in piccoli gruppi come strumento di migliore integrazione, “l’estensione del ricongiungimento familiare più volte auspicato da Papa Francesco”. “L’ultimo punto – spiega – riguarda la necessità di garantire la cittadinanza senza vincoli o di esami di carattere linguistico”. Per Cherubini “il risultato finale dei due documenti è tuttavia molto distante dalle proposte della Santa Sede, ossia da un modello che metta al centro la persona umana. Rimane anzitutto la distinzione tra rifugiato e migrante economico”; inoltre “gli Stati danno l’impressione di preoccuparsi più della sicurezza che degli aspetti umanitari”. “Nell’Ue – conclude restringendo lo sguardo al nostro continente –, accanto all’Ungheria si sono coagulati molti altri Stati, tra cui l’Austria ed ora si è accodata anche l’Italia allineandosi a posizioni che porteranno a risultati molto negativi per il nostro Paese”.

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